Parto cesareo vs parto naturale: che fare?

Troppe informazioni rendono spesso difficile oggi fare scelte consapevoli, specialmente quando si tratta di gravidanza e parto.

Ma che fare al momento della nascita del proprio figlio? Optare per il cesareo o affidarsi alla natura?

Secondo l’Oms il parto cesareo si rende necessario in un 15% dei casi, ma si è osservato nelle varie cliniche d’Italia un aumento vertiginoso di questa operazione; la media è del 38,4%, ma in alcune Regioni arriva a toccare anche il 60% sul totale dei parti. Probabilmente si tratta di un eccesso di precauzioni che vogliono rassicurare una donna in un momento critico e importantissimo della propria vita.

Cosa comporta il parto naturale?

Come dice il termine, è la natura che ha predisposto il corpo femminile al parto di un bambino (o anche di più, in caso di parti gemellari!). La preoccupazione che più di altre affligge le donne che si avvicinano alla 40° settimana di gestazione è il dolore che provocano il travaglio e lo stesso parto.

La durata del travaglio è differente da donna a donna e varia indicativamente dalle 2 alle 10 ore durante le quali i movimenti e le contrazioni del ventre sempre crescenti provocano un dolore ingravescente teso all’espulsione del feto e della placenta.

Alcuni medici sostengono che tutto questo periodo di dolore sia in qualche modo utile alla donna sia dal punto di vista relazionale per rafforzare il proprio legame con il figlio, sia dal punto di vista fisico, infatti le posizioni antalgiche che spontaneamente si assumono durante le contrazioni facilitano la fuoriuscita del bambino dall’utero.

Esiste comunque la possibilità di sottoporsi a un’anestesia detta epidurale che permette alla donna di partorire in modo naturale senza provare dolore durante il parto e consiste in una iniezione intravertebrale con un sottile ago.

In cosa consiste, invece il parto cesareo?

Il parto cesareo viene spesso consigliato dai medici quando si intravedono probabili rischi.

In alcuni casi è estremamente necessaria l’operazione chirurgica, sia d’urgenza, cioè durante il parto stesso se si presentano difficoltà impreviste, sia programmato, nel caso in cui le analisi e le ecografie abbiano già evidenziato degli ostacoli al parto naturale.

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Solitamente il cesareo dovrebbe essere consigliato quando il feto è podalico, quando è sofferente e rimane in tale condizione troppo a lungo, quando il bambino è troppo grande

rispetto al pavimento pelvico della madre o quando si è in presenza di parto gemellare con i piccoli che si ostacolano a vicenda.

Per sottoporsi all’operazione si aspetta di solito che la madre arrivi alla 38° settimana di gestazione, a quel punto le verrà somministrata un’anestesia spinale o epidurale e in circa 40 minuti verrà inciso il ventre, la muscolatura, il peritoneo e l’utero, verrà estratto il bambino e in seguito verrà tutto suturato cercando di porre attenzione al risultato estetico del taglio.

Che fare allora?

È opportuno sottolineare che il dolore che si prova durante il parto naturale è senz’altro superiore a quello che affligge le mamme che scelgono il cesareo, per contro chi preferisce il parto naturale non deve sottostare al riposo forzato per le successive 24 ore (limitando anche l’autonomia nella gestione del neonato) né l’astensione da sforzi e movimenti addominali per le successive 3-4 settimane, se non oltre. Il parto cesareo infatti recide la muscolatura provocando forti dolori non appena termina l’effetto dell’anestesia. Starnutire, tossire, alzarsi o sedersi sul letto diventa molto impegnativo ed è sempre necessario avere qualcuno al proprio fianco che supporti fisicamente e psicologicamente la neomamma. Il parto naturale non provoca molti dolori successivi al parto, vengono spesso messi dei punti in seguito all’episiotomia, ma il dolore è assolutamente sopportabile e si è inoltre immediatamente pronte ad alzarsi dal letto, ad allattare e a prendersi cura del bimbo.

Inoltre, nonostante le tecniche operatorie siano arrivate a dei livelli di sicurezza assolutamente accettabili, è giusto sottolineare che in caso di cesareo il rischio di mortalità materna è 5 volte superiore (ma si aggira comunque attorno allo 0,01% dei casirispetto al parto naturale ed è anche superiore il rischio di morbilità di madre e neonato, cioè della possibilità di ammalarsi dopo l’intervento.

In ogni caso è il medico che insieme ai futuri genitori (in particolar modo con la futura mamma) dovrà scegliere il tipo di parto più opportuno relativamente alla situazione individuale.

L’importante è che ci sia sempre un’informazione adeguata che renda conto dei rischi che si corrono in entrambi i casi per il parto stesso e per le eventuali future gravidanze, poi la scelta deve ricadere esclusivamente sull’etica, la sensibilità e le necessità cliniche dei genitori.


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