La mastectomia preventiva

Una pratica chirurgica utilizzata anche come prevenzione per il cancro

Quando una donna riceve la triste notizia della presenza di un cancro al seno inizia un iter a volte lungo e difficile che si avvia con la chiemioterapia o la radioterapia per terminare spesso con la rimozione della mammella malata mediante un intervento chirurgico che prende il nome di mastectomia.

Questa può avvenire in modi diversi in base alla gravità della malattia e il corpo femminile può subire trasformazioni più o meno evidenti che possono condurre a uno stato depressivo a volte anche grave; per questo oggi l’attenzione al risultato estetico della mastectomia viene preso in gran considerazione.

Come avviene una mastectomia?

Relativamente all’estensione del tumore l’operazione può essere effettuata in maniere diversamente invasive: la mastectomia sottocutanea elimina la struttura ghiandolare della mammella, ma non coinvolge la cute; la quadrantectomia asporta un quadrante della mammella, mentre la mastectomia semplice elimina tutto l’organo lasciando intatti i linfonodi adiacenti che invece vengono tolti nella mastectomia radicale (o mastectomia Halsed) assieme anche al muscolo pettorale; esiste anche una mastectomia radicale modificata che invece risparmia il muscolo pettorale.

Oggi il tentativo medico è sempre quello di lasciare intatti il capezzolo e l’areola per facilitare la ricostruzione plastica del seno e i risultati estetici ottenuti sono nella maggiorparte dei casi davvero ottimi.

Quanti sono gli interventi di mastectomia in Italia e come supportare psicologicamente la donna?

Secondo il Dottor Luini, direttore della Divisione di Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), in Italia ogni anno vengono praticate circa 50-100 mastectomie profilattiche, cioè terapeutiche in presenza di cancro alla mammella.

Per ognuna delle pazienti i medici hanno elaborato un programma clinico individuale e hanno costruito sul caso specifico il tipo di operazione migliore e la terapia post-operatoria più opportuna per sconfiggere il tumore aggirando la sensazione di mutilazione che pervade la sensibilità delle donne operate.

Il direttore dell’Unità di chirurgia ricostruttiva dell’Istituto europeo di oncologia di Milano, Mario Reitjens, descrive la modalità di recupero estetico del corpo femminile comeun’operazione relativamente semplice e dal successo assicurato. Il tessuto cutaneo che rimane spesso “svuotato” dopo l’operazione viene infatti riempito con l’adipe aspirato dall’addome o dalle cosce, questo, dopo essere stato purificato, viene iniettato nel seno in 3-4 sedute a distanza di qualche mese l’una dall’altra. Il tessuto della mammella si ravviva e perde la secchezza post-operatoria anche grazie alle cellule staminali presenti nell’adipe, che riescono a creare nuovi tessuti mirati allo scopo terapeutico. È anche bene sottolineare che dopo aver tenuto sotto osservazione 200 operazioni di questo tipo, è stato pubblicato uno studio sul Journal of Plastic, Reconstructive & Aesthetic Surgery che esclude la presenza di qualsiasi effetto collaterale.

La mastectomia preventiva funziona?

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Recentemente i giornali hanno parlato molto di una difficile scelta che la nota star Angelina Jolie ha  voluto portare avanti: una mastectomia preventiva (accompagnata dall’inserimento di protesi per proteggere l’aspetto psicologico). Questo significa che nonostante l’attrice non fosse malata di cancro, ha preferito farsi asportare entrambe le mammelle per evitare eventuali tumori futuri. Ciò è stato possibile perché la Jolie si è sottoposta a un esame specifico che l’ha vista portatrice di una modificazione genetica di origine ereditaria a carico del gene BRCA1; tale modificazione la sottoponeva a un rischio di cancro al seno dell’80-85%.

Non tutti i medici sono favorevoli alla mastectomia preventiva; il Dottor Luini ad esempio esclude che il rischio sparisca totalmente e inoltre l’operazione non esime il soggetto dal sottoporsi periodicamente agli esami di mammografia necessari per scoprire tempestivamente un eventuale cancro. Al contrario il Dottor Veronesi appoggia la pratica, da effettuarsi comunque alle donne a rischio con le dovute attenzioni, in quanto in ogni caso la probabilità di sviluppare un cancro dopo l’operazione cala vertiginosamente fino ad arrivare al 5%.

La mastectomia preventiva può essere evitata nel caso di gene BRCA1 modificato, ma lo screening preventivo deve essere attentissimo e costante sin dai 30 anni di età e deve prevedere  mammografia, ecografia e risonanza magnetica della mammella annuali accompagnate da un’ecografia ogni 6 mesi dopo i 40 anni.

Anche l’utilizzo di alcuni farmaci, come il tamoxifene che blocca l’effetto degli estrogeni, può impedire o rendere difficile lo sviluppo di cellule tumorali portando il rischio di ammalarsi al 25-40%; in alcuni casi però il farmaco può portare a una menopausa precoce, causando in giovane età dei problemi, e raramente può provocare un tumore all’endometrio.

In ogni caso, ma specialmente quando si è particolarmente a rischio, è importante anche cambiare lo stile di vitafare sport aumentando così la vascolarizzazione dei tessuti e assumere una dieta sana sono le regole di base per rimanere in salute ed esiste anche un progetto di studio dell’AIRC e dell’Istituto tumori di Milano, non ancora completato, che potrebbe evidenziare una limitazione del rischio di ammalarsi seguendo una dieta particolare e individuale.

In ogni caso l’individuazione del metodo di prevenzione del cancro deve ricadere esclusivamente sulla paziente che, consigliata dal proprio medico specializzato curante, deve essere in grado di fare una scelta consapevole e deve avere in ogni caso tutto il supporto fisico e psicologico di cui necessita una donna in un momento tanto difficile della propria vita.

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