L’osteoporosi nelle donne e negli uomini: il rapporto è di 4 a 1

Spesso si sente parlare di donne in età avanzata che cadono e conseguentemente si rompono il femore. Può sembrare strano, ma sembra che in molti casi il processo avvenga in maniera inversa: prima si rompe il femore e conseguentemente la persona cade a terra.

Questo può avvenire quando le ossa dello scheletro sono molto, molto indebolite da una sindrome piuttosto comune: l’osteoporosi.

Come sono fatte le nostre ossa?

Anche se l’apparato osseo sembra una parte del corpo decisamente statica, in realtà è caratterizzata da un dinamismo importante che fa sì che lo scheletro sia forte e in grado di sostenere il peso del corpo in tutti i suoi movimenti.

Le ossa infatti, costituite per la maggiorparte di calcio, si rigenerano continuamente grazie a delle particelle predisposte a questo: gli osteoblasti, gli osteoclasti e gli osteociti. I primi sono in grado di formare nuovo tessuto osseo col calcio presente nel sangue, i secondi distruggono e riassorbono l’osso “vecchio” e gli osteociti servono a  regolare queste due attività.

Per una molteplicità di fattori diversi può capitare che l’attività di distruzione dell’osso sia superiore a quella della sua formazione e in questo caso si parla di osteoporosi: lo scheletro diventa sempre più debole e meno compatto, aumenta la fragilità e quindi la possibilità di fratture, le quali oltretutto  impiegano più tempo per risaldarsi completamente.

Chi viene colpito da osteoporosi e perché?

L’osteoporosi viene detta primaria o secondaria a seconda del motivo per cui si presenta; se i fattori sono ormonali viene detta primaria, se invece è dovuta all’assunzione di farmaci particolari o è la conseguenza di altre malattie viene detta secondaria.

L’osteoporosi secondaria riguarda il 5% dei casi e colpisce uomini e donne che fanno uso continuativo di corticosteroidi, eparina, barbiturici o altri farmaci o che sono affette da patologie che causano uno squilibrio ormonale, tra cui ipersurrenalismo, ipertiroidismo, diabete, iperprolattinemia o ipogonadismo.

Nel restante 95% dei casi (cioè nei casi di osteoporosi primaria), sono quasi solo le donne ad ammalarsi, specialmente dopo la menopausa quando gli squilibri ormonali sono a livelli importanti.

Nonostante sia spesso una sindrome che rimane asintomatica per molto tempo, ad un certo punto si possono accusare forti dolori alle ossa: alla schiena, se colpisce le vertebre,o alle articolazioni rese più fragili. È anche possibile che avvenga una frattura delle ossa spontanea o in seguito a un trauma molto lieve, specialmente a carico dell’anca, del radio o del femore.

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Prevenzione e cura

grafico osteoporosiAnche se non si è affetti da osteoporosi, è bene comunque valutare alcuni fattori di rischio che possono accelerare la manifestazione dei sintomi e l’insorgere della patologia.

Il sesso femminile è quattro volte più a rischio di quello maschile a causa degli scompensi ormonali dovuti alla menopausa, ma anche una predisposizione genetica va tenuta sotto controllo; nel caso di familiarità è opportuno eseguire dei controlli.

Se sono presenti più fattori di rischio, ma non è ancora stata diagnosticata l’osteoporosi si parla di osteopenia ed è importante inserire tra le attività quotidiane quelle che possono prevenire la sindrome; sicuramente il tabacco è qualcosa che si dovrebbe limitare o, ancora meglio, eliminare dalle abitudini quotidiane, così come la sedentarietà, che sembra possa favorire l’insorgere dell’osteoporosi.

Infine considerato che questo problema deriva da una mancanza di calcio nelle ossa, una dieta equilibrata che consideri un giusto apporto di minerali è fondamentale.

La vitamina D è indispensabile per l’assorbimento del calcio ed è possibile assumerla attraverso il pesce, le uova e alcune verdure, ma anche con il movimento all’aria aperta; il sole infatti riesce a sintetizzare questa vitamina sull’epidermide permettendone un ulteriore utile apporto.

Se l’osteoporosi è già stata diagnosticata, allora è necessario procedere con delle cure adeguate che prevedono l’assunzione di calcio, di vitamina D, di bifosfonati, che bloccano l’attività degli osteoclasti, di ranelato di stronzio, che invece favorisce l’azione degli osteoblasti e, esclusivamente nei casi gravi, di paratormone, che aumenta la massa ossea; tutte soluzioni che riescono efficacemente a rallentare l’avanzamento della malattia e ad alleviarne i sintomi.


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