L’occhio bionico: tornare a vedere si può!

La perdita della vista è una delle disgrazie maggiori che possa capitare a una persona. La privazione degli occhi significa infatti spesso la perdita del lavoro, dell’autonomia, della sicurezza in se stessi e della capacità di godere di alcune delle più belle creazioni del mondo: i paesaggi, l’arte, il balletto, il cinema…  Certo, una persona che è nata senza questo senso può riuscire a vivere in modo autonomo e a lavorare con successo in alcuni ambiti (ad esempio in quello della musica), ma chi perde la vista nel corso della vita sprofonda quasi sempre in una grave depressione.
Ma siamo sicuri che la vista debba essere persa per sempre?

L’occhio bionico: fantascienza o realtà?

In un articolo precedente, che troverete qui, avevamo parlato dell’orecchio bionico. Oggi invece parleremo dell’occhio bionico, qualcosa di simile a quello che utilizzava l’eroe del celebre telefilm “l’uomo da sei milioni di dollari”. Si tratta di un apparato epiretinale unito ad una telecamera o, in altri casi, di un impianto detto “subretinale” (che va quindi a posizionarsi sotto la retina del paziente”. Normalmente la telecamera viene montata su un sopporto “classico”, ovvero gli occhiali (da sole o da vista che siano) o comunque su qualsiasi oggetto che si trovi all’incirca all’altezza degli occhi umani; ciò ovviamente per simulare il più possibile il punto di vista dell’occhio originale. Avrebbe infatti poco senso posizionare la telecamere all’altezza del petto o sulla fronte perché creerebbe degli scompensi nell’equilibrio della persona non vedente.
Le immagini della telecamera si muovono tramite onde radio e raggiungono la parte più delicata e innovativa del meccanismo: ovvero l’impianto epiretinale, che riesce a simulare le funzioni retinee e a permettere qualcosa di simile alla vista di una persona vedente. Ma quanto simile?
Essendo ancora agli albori di questa tecnologia, il risultato è abbastanza rudimentale: le immagini sono in bianco e nero (o meglio, in toni di grigio) e con una precisione che non supera i 1.500 pixel.
Si tratta quindi di immagini un po’ grezze, ma sicuramente fantastiche e commoventi per chi, per anni ed anni, non aveva più potuto vedere il volto di una persona cara o le pareti della propria abitazione.
Recuperare la vista permette inoltre di tornare a praticare un’attività amatissima da molte persone, ovvero leggere, anche se per ora solo delle grandi lettere su uno sfondo scuro (come è avvenuto per alcuni pazienti seguiti da un gruppo di ricercatori dell’Università di Tubinga).

loading...

I difetti degli impianti visivi corticali

Se uno dei vostri cari ha perso la vista sicuramente avrete letto questo articolo con grandi speranze, è però doveroso ricordare che attualmente il cosiddetto “occhio bionico” (ovvero l’impianto visivo corticale) non ricrea in modo completo le capacità di un occhio biologico. Ciò è dovuto in massima parte all’assenza del passaggio delle immagini nella retina e nel talamo. Le immagini saranno quindi spesso sfocate, scure, prive di colore. Non sarà quindi possibile ammirare un bel paesaggio montano, un caldo tramonto o una foresta in autunno, né sarà possibile aprire un libro e leggerlo tranquillamente come si faceva un tempo.
Un altro problema è che l’occhio artificiale è legato ad una protesi di per sé delicatissima, perciò anche le attività sportive saranno praticamente inesistenti.
L’occhio bionico però permette di tornare a camminare liberamente, a percepire gli ostacoli senza il bisogno di un bastone da passeggio, ad intuire le forme e addirittura a percepire vagamente i volti delle persone amate. In somma, i vantaggi di questa protesi bionica sono sicuramente superiori agli svantaggi. Inoltre, conoscendo la velocità con cui la scienza si sviluppa, è molto probabile che fra 20 anni l’occhio bionico permetterà di vedere bene come  un occhio normale, o addirittura meglio!


Articoli che potrebbero interessarti

Non ci sono commenti.

Lascia un Commento