L’ipotiroidismo: la terapia è per la vita, ma senza effetti collaterali

La tiroide è una ghiandola posizionata nel collo, necessaria per la produzione di alcuni ormoni (T3 T4) necessari per tutte le funzioni metaboliche cellulari del corpo umano. Tali ormoni vengono prodotti sotto lo stimolo del TSH, un altro ormone prodotto dall’ipofisi, che si trova alla base del cranio.

Se nel corso della vita si sviluppano per cause diverse delle patologie che interferiscono sulla giusta produzione di TSH o di T3 e T4, si va incontro a fastidiose disfunzioni a carattere tiroideo, in particolare a ipotiroidismo o ipertiroidismo.

La più comune tra le due è l’ipotiroidismo, di cui soffre il 2-3% della popolazione, prevalentemente femminile. Gli stadi della patologia sono differenti e non bisogna quindi sottovalutare il fatto che un altro 10% è affetto da ipotiroidismo lieve, mentre una buona percentuale non sa di aver bisogno di supporti farmacologici.

Cos’è l’ipotiroidismo e quali sono i sintomi?

Esistono rari casi di ipotiroidismo neonatale, per lo più quando il feto non riesce a sviluppare in modo adeguato la tiroide, ma oggi è obbligatorio per ogni nuovo nato uno screening per l’ipotiroidismo congenito, quindi se è necessaria, la terapia può essere applicata immediatamente risolvendo i possibili problemi che si svilupperebbero durante la crescita.

Nella maggiorparte dei casi però la patologia colpisce gli adulti; si distinguono tre gruppi di forme di ipotiroidismo, dovute a fattori diversi. Le forme primarie (o periferiche) sono dovute a malfunzionamenti della tiroide, sono le forme più comuni e le cause sono da ricercarsi nella dieta errata, troppo povera o eccessivamente ricca di iodio, nell’abuso di alcuni farmaci (come Amiodaronesali di Litio o Interferone) o in alcune malattie autoimmuni a causa delle quali gli anticorpi attaccano le cellule tiroidee considerandole agenti alieni all’organismo (come nella tiroidite cronica di Hashimoto); le forme secondarie e terziarie sono invece dovute rispettivamente a disfunzioni dell’ipofisi o dell’ipotalamo.

Esistono anche alcune forme da resistenza generalizzata agli ormoni tiroidei che sono però forme lievi e piuttosto rare che nell’80% sono dovute a fattori ereditari.

In alcuni casi la disfunzione viene riconosciuta e diagnostica in ritardo in quanto i sintomi sono talmente vari e aspecifici che il soggetto non sempre è indotto a rivolgersi a un medico.

Quando vengono a mancare gli ormoni della tiroide, il metabolismo cellulare rallenta e questo porta ad accusare una maggiore sensazione di stanchezza, si possono avvertire difficoltà a memorizzare e a concentrarsi e spesso si sopporta difficilmente il freddo a causa del minore calore prodotto dal corpo. Frequente è anche la sonnolenza e una certa secchezza della pelle e dei capelli, può essere presente un più o meno importante aumento di peso e problemi di costipazione intestinale. Le donne in età fertile possono avere alterazioni a livello

mestruale e nei rari casi in cui a soffrirne è un infante si riscontrano problemi nella crescita che possono diventare anche gravi.

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La diagnosi, la prevenzione e la terapia

Chi deve farsi controllare la funzionalità tiroidea? Sicuramente coloro che presentano uno o più sintomi legati all’ipotiroidismo dovrebbe indagare sulla funzionalità della propria tiroide, in particolar modo nel caso di familiarità con la malattiapresenza di malattie autoimmunivitiligine o celiachia, specialmente se si è donne e in età non più giovane.

Al medico basta l’anamnesi del paziente e un semplice prelievo che metta in evidenza la concentrazione nel sangue di TSH, FT4 e FT3. Nel caso di ipotiroidismo lieve i valori del TSH saranno aumentati, il TF4 sarà in bassa concentrazione solo nel caso di ipotiroidismo conclamato (ma è bene tener presente che l’ipertiroidismo lieve si evolve in ipertiroidismo conclamato nel 2-5% dei casi). Un’ecografia alla tiroide può poi rendere più chiaro quale sia lo stato di salute della ghiandola.

Effettuati gli esami, il medico potrà prescrivere una terapia sostitutiva che prevede l’assunzione dell’ormone che non viene prodotto a sufficienza; il farmaco più utilizzato è la Levotiroxina, che va preso per via orale tutti i giorni per il resto della vita.

Prevenire l’ipotiroidismo non è semplice, ma sicuramente è consigliabile una buona dieta ricca di alimenti che contengono iodio, come il pesce o le alghe marine, senza eccedere invece con quelli che ne alterano il metabolismo accentuando il bisogno del minerale (come broccoli, cavoli o ravanelli).

Fortunatamente è in vendita in ogni supermercato il sale iodato che può senza dubbio sopperire alle eventuali mancanze di iodio della dieta quotidiana. Eccedere con il sale è sempre sbagliato, ma poco condimento basta per l’assunzione della giusta quantità di iodio giornaliera.

In ogni caso è bene tenere presente che per quanto possa essere fastidioso e psicologicamente difficile da accettare il fatto di prendere una pasticca tutte le mattine, la terapia per l’ipotiroidismo è totalmente priva di effetti collaterali e sostituendo direttamente la mancanza dell’organismo fa le veci di una specie di tiroide artificiale in grado di rendere comunque la vita del malato esattamente uguale a quella di tutti gli altri.


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