L’Ipertiroidismo: quando la tiroide funziona troppo

Il sistema endocrino dell’organismo umano deve funzionare in maniera corretta, una ghiandola che produce poco può infatti provocare gravi disfunzioni minando la tranquillità quotidiana, ma la stessa preoccupazione dovrebbero suscitarla anche le ghiandole che “funzionano troppo”.

Nel caso specifico della tiroide, gli ormoni prodotti, tiroxina (FT4) e triiodotironina (FT3), fondamentali per il metabolismo cellulare, devono essere presenti nelle giuste quantità: una loro penuria causa ipotiroidismo, ma un loro eccesso provoca invece casi di ipertiroidismo.

Quali sono le cause e i sintomi dell’ipertiroidismo?

La causa principale è dovuta al morbo di Basedow, una malattia autoimmune che colpisce prevalentemente donne di età compresa tra i 20 e i 40 anni (ne sono affette l’1% delle donne e solo lo 0,1% degli uomini) e che causa l’ingrossamento della ghiandola e una sua sovrapproduzione di ormoni. In questo caso, oltre alla presenza del cosiddetto gozzo, il paziente accusa anche problemi oculari in quanto gli anticorpi attaccano erroneamente anche le pareti interne delle palpebre generando irritazioni agli occhi e fotofobia; il volto assume inoltre un aspetto che per la sua peculiarità viene chiamato dai medici Facies Basedowiana caratterizzato da viso scarnosguardo ansioso edesoftalmo (sporgenza oculare).

Altre cause di insorgenza della disfunzione sono il gozzo multinodulare tossico, che prevede la presenza di più noduli attorno alla tiroide che stimolano la produzione ormonale o il morbo di Plummer che invece è caratterizzato dalla presenza di un solo nodulo con lo stesso effetto di sovrapproduzione.

Più raramente possono riscontrarsi casi di ipertiroidismo causato da altre tiroiditi autoimmuni, come l’Hashitotossicosi o da assunzione eccessiva di iodio.

Sintomi comuni a tutti i tipi di ipertiroidismo sono disturbi a livello nervoso come tremore, irritabilità, insonnia, o cardiopatie quali tachicardia o aritmie, particolarmente accentuate nei casi di malattia di Plummer; sintomi più generali e aspecifici sono eventuale febbre, perdita di peso improvvisa e spesso accompagnata da aumento dell’appetito, debolezza muscolare, eccessiva sudorazione, motilità intestinale alterata, eiaculazione precoce e alterazioni del ciclo mestruale.

Piuttosto rari sono i casi di ipertiroidismo gestazionale, cioè di una disfunzione tiroidea che si sviluppa all’inizio della gravidanza per regredire spontaneamente negli ultimi mesi di gestazione. In questo caso la paziente può soffrire di iperemesi, che però è bene non trattare con farmaci specifici che potrebbero causare malformazioni fetali. L’unica cosa da fare è riposare e idratarsi correttamente.

Casi di ipertiroidismo post-partum possono presentarsi durante l’allattamento; anche in questo caso è bene controllare il proprio stato di salute e provvedere con la terapia adeguata prescritta dal medico curante.

Come curare l’ipertiroidismo?

Una volta diagnosticata la malattia mediante un semplice prelievo del sangue che valuti la presenza degli ormoni FT3 e FT4 nell’organismo, il medico può prescrivere la terapia più opportuna in base alle cause scatenanti dell’ipertiroidismo e allo stato di salute del soggetto.

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Le cause possono essere ricercate tra quelle note mediante l’osservazione dello stato di alcuni anticorpi presenti nel sangue; in base al tipo di alterazione presente lo specialista può scegliere il farmaco da prescrivere tra quelli normalmente utilizzati.

Le terapie più comuni prevedono l’utilizzo di farmaci tireostatici, che regolano l’attività tiroidea, o radiometabolici mediante iodio radioattivo, il quale rallenta progressivamente la produzione di ormoni e necessita di un’osservazione costante nei primi 3-6 mesi di cura perché la quantità di FT4 potrebbe abbassarsi talmente tanto da dover sopperire alla mancanza con delle dosi di tiroxina, almeno fino a quando non si sia trovata la quantità giusta di medicinale da assumere.

Esistono anche dei farmaci anti-tiroide che possono rallentare la produzione di tiroxina e potrebbe bastare un periodo relativamente breve di terapia per superare il problema, ma gli effetti collaterali sono tanto pesanti da renderla spesso inattuabile.

Nei casi più gravi poi, quando la farmacologia non può fare abbastanza, viene consigliata la tiroidectomia totale o subtotale che nel 99% dei casi porta a una completa guarigione del paziente, mentre nel rimanente 1% possono manifestarsi delle recidive comunque gestibili farmacologicamente.

Accanto alla cura specifica vengono poi prescritti farmaci per attenuare la sintomatologia, come ad esempio i beta-bloccanti che possono ridurre tachicardia e tremori.

Nella maggiorparte dei casi l’ipertiroidismo è una malattia che prevede una cura farmacologica da protrarre per il resto della vita, a meno che non ci si sottoponga alla tiroidectomia che comunque può prevedere una terapia sostitutiva per sopperire alla conseguente mancanza di tiroxina (specialmente nei casi di asportazione totale).

Gli effetti collaterali dei farmaci per l’ipertiroidismo possono essere anche pesanti e di difficile accettazione, ma un bravo medico può sempre riuscire a trovare la giusta terapia che permetta al paziente di vivere la propria vita in modo sereno sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico.


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