Le nanotecnologie: nel campo medico sono tante le aspettative

Quando si parla di millimetri solitamente si crede di pensare veramente in piccolo, eppure oggi la scienza ha raggiunto dei livelli di piccolezza a cui sembrava impossibile anche solo avvicinarsi.

Le nanotecnologie producono piccolissime strutture di dimensioni che si aggirano attorno al miliardesimo di metro, la dimensione di una piccola molecola.

Agli occhi dei profani sembra quasi impossibile che questo possa effettivamente servire a qualcosa eppure le nanotecnologie trovano riscontro in tantissime applicazioni anche della vita quotidiana.

A cosa servono le nanotecnologie?

Molti degli oggetti che utilizziamo ogni giorno o che comunque abbiamo attorno, sono frutto di una ricerca sulle nanotecnologie. Queste riguardano infatti tantissimi ambiti, dai materiali, all’elettronica, alla farmaceutica, agli utensili; molte parti delle automobili sono rivestite da uno strato di materiale costituito da nanoparticelle durissime che le rendono resistenti ai graffi e gli apparecchi elettronici possono essere sempre più piccoli per la capacità di compattare i vari componenti riducendo sempre di più le loro dimensioni.

Anche l’astronomia ha riscosso dei successi con dei materiali speciali, realizzati al fine di proteggere gli astronauti dalle radiazioni a cui sono soggetti; ma probabilmente il campo in cui più che negli altri la nanotecnologia può dare speranza è quello della medicina e della farmaceutica.

L’incontro tra nanotecnologia e medicina

Si chiama nanomedicina e consiste nel mettere insieme le tecniche di minimizzazione e quelle mediche al fine di ottimizzare le cure e le diagnosi di determinate malattie.

Ad esempio è già stato realizzato un dispositivo di rilevazione dei valori di glicemia costituito da aghi più sottili di un capello in grado di prelevare del liquido interstiziale e osservarne la quantità di glucosio presente. Questo apparecchio, non ancora comunemente distribuito, potrebbe senz’altro facilitare il fastidioso compito dei diabetici di monitorare i propri valori di glicemia quotidianamente.

Uno degli obiettivi più studiati riguarda però il drug-delivery, cioè la possibilità di somministrare un farmaco in maniera decisamente nuova. Oggi i medicinali vengono iniettati o somministrati per via orale in modo che il principio attivo agisca sull’area da trattare, ma spesso anche altri tessuti vengono lesi e alcuni medicinali particolarmente aggressivi (seppur necessari) provocano effetti collaterali anche importanti.

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La ricerca sta tentando di realizzare dei nanovettori che possano trasportare il farmaco direttamente alla cellula che ne ha bisogno senza intaccare quelle vicine e rilasciando il principio attivo gradualmente o, addirittura, al momento del bisogno. In questo modo coloro che devono prendere farmaci continuativamente per delle malattie croniche (come il diabete) possono usufruire di una cura più mirata ai propri bisogni specifici.

Grandi vantaggi possono essere forniti dalle nanotecnologie anche a coloro che hanno sviluppato delle cellule tumorali che devono essere distrutte; l’invenzione di nanoshells, cioè di gusci costituiti da un nucleo di ossido di silicio ricoperto di oro (il tutto alle dimensioni dell’ordine del nanometro), può infatti portare al riconoscimento delle cellule tumorali nel sangue o nei tessuti del paziente e, mediante l’irradiazione, può diventare possibile l’ablazione termica della singola cellula, minimizzando gli effetti collaterali dei farmaci anticancro e massimizzando invece la capacità curativa del sistema.

Chiunque conosce la distruttività dei metodi odierni di lotta al cancro, ma forse sarà possibile ottenere risultati migliori sia nella diagnosi che nella terapia farmacologica, anche grazie ad altre piccolissime strutture, dette Lab-on-chip (o LOC). Questi sono dei piccolissimi laboratori in miniatura in grado di analizzare dati e fornire risultati dopo l’analisi di quantità irrisorie di liquidi, per questo sono stati utilizzati prima per le stampe di qualità, per l’analisi delle acque delle reti idriche e si spera che possano essere usate anche per sviluppare sistemi approfonditi di diagnosi e terapie mediche.

La ricerca andrà avanti?

Certo ancora tutto questo può sembrare fantascientifico ed illusorio, ma è certo che con la possibilità di portare avanti le proprie ricerche, gli scienziati di tutto il mondo e quelli italiani potranno in futuro mostrare i risultati stupefacenti di queste ed altre applicazioni, che, come detto, possono poi essere utilizzate in tantissimi ambiti della quotidianità, dalla medicina, alla difesa dell’ambiente, all’utilizzo di materiali sempre più comodi, resistenti e soddisfacenti. Lo stato attuale delle ricerche verrà mostrato dagli scienziati italiani durante la fiera Nano tech 2014 a cui parteciperanno grazie al supporto dell’ICE: l’Agenzia per la promozione all’estero e l’Internazionalizzazione delle imprese italiane.


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