L’autismo: la ricerca va avanti?

Per molti anni i bambini asociali, isolati o con comportamenti anomali, venivano considerati affetti da schizofrenia precoce. Fu un medico di nome Kanner che capì di non essere di fronte a casi di malattia mentale e che indentificò una patologia che oggi prende il nome di autismo.

L’autismo è considerato un disturbo profondo dello sviluppo, viene diagnosticato attorno ai 3 anni di età e sono spesso i genitori i primi a notare qualcosa di strano, magari di poco definibile, ma evidentemente anomalo nei loro figli.

Come appare un bambino autistico?

Nella maggiorparte dei casi il bambino affetto da un difetto pervasivo dello sviluppo ha grosse difficoltà ad interagire con le persone e con l’ambiente esterno: non riesce a giocare con gli altri e neppure a guardare i propri genitori negli occhi, ama i movimenti ripetitivi e ha spesso un’ossessione nel dare ordine alle cose.

In un famoso film, The Rain man, è rappresentato piuttosto bene cosa significhi essere affetti da autismo: il protagonista interpretato da Dustin Hoffman, non riesce a condividere i sentimenti, sembra indifferente all’altro in quanto incapace di comprendere i bisogni altrui e spesso è anche eccessivamente riservato perché non ama comunicare con gli altri neppure con la mimica e accetta con difficoltà ogni minimo cambiamento della sua routine quotidiana, altro frequente sintomo di questa patologia.

Ci sono altri disturbi dello sviluppo che spesso vengono confusi con l’autismo vero e proprio e sono oggi considerati delle sue varianti.

Ad esempio chi ha letto Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte ricorderà che il protagonista è un ragazzino un po’ particolare che vive come una difficile avventura anche un’azione apparentemente semplice come camminare per la città o prendere la metropolitana. In questo caso la patologia rappresentata è la sindrome di Asperger che provoca gravi compromissioni relativamente all’aspetto relazionale e sociale di chi ne è affetto.

Contrariamente all’autismo la sindrome di Asperger non mina le capacità intellettive del ragazzo che ne soffre e sembra anzi che spesso siano evidenti pochi interessi estremamente specifici che vengono studiati ad un livello decisamente approfondito; si dice addirittura che anche Newton, Darwin e Mozart fossero affetti da sindrome di Asperger.

Una grave deficienza la comporta invece la sindrome di Rett, subdolo disturbo che permette una crescita e uno sviluppo normali fino ai 5 mesi di vita in seguito ai quali inizia unalenta decrescita del cranio e conseguentemente delle facoltà intellettive.

In altri casi un bambino può crescere normalmente fino ai 2-3 anni di età e poi può “disimparare” ciò che ha imparato a livello motorio, comunicativo, sociale. In questo caso si parla di disturbo disintegrativo dell’infanzia.

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Infine viene chiamato autismo atipico, ogni forma di disturbo che presenta alcune delle caratteristiche delle patologie precedenti, senza rientrare specificamente in nessuna di esse.

Qual è la causa dell’autismo?

Questa è una malattia su cui si sta studiando ancora molto. Non è chiaro il motivo per cui scaturisca, ma prevale la teoria di uno sviluppo difettoso di alcune reti cerebrali, come quelle che si occupano delle relazioni sociali. Questa deficienza nello sviluppo viene imputata prevalentemente a fattori di predisposizione genetica. Non esiste il gene della sindrome, ma sembra che ci sia un certo numero di geni che, in condizioni particolari, possa causare lo sviluppo di una delle forme di autismo. La causa di questa predisposizione non è del tutto nota. Dopo che è stata ufficialmente smentita l’accusa al vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia, sono rimaste in piedi altre ipotesi, tra cui quella ambientale (inquinamento da specifiche particelle tossiche), quella relativa ad un’età paterna troppo elevata (concepire un figlio oltre i 40 anni di età aumenta il rischio di avere un figlio con una forma di autismo), quella della tossicità di alcuni farmaci specifici assunti durante i primi periodi di gravidanza (antivirali o antiepilettici).

La cura

Nonostante non esista a tutt’oggi una cura che possa guarire un bambino affetto da autismo o da una delle sue varianti, la ricerca sta facendo enormi passi avanti anche in Italia per cercare di elaborare un farmaco capace di agire direttamente sul problema fisico del bambino. Oggi infatti le terapie che vengono attuate e che sono comunque fondamentali, sono tutte di tipo psicologico.

Un supporto in questo senso viene dato al bambino (e alla sua famiglia) da un assistente personale che lo aiuti mediante un sistema educativo particolare e specifico, a recuperare parte delle capacità relazionali indispensabili per poter vivere una vita autosufficiente; escludendo infatti la percentuale di casi in cui è presente il deficit mentale, spesso i bambini che soffrono di autismo riescono in età adulta a vivere con una parziale autonomia.


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