L’ablazione atriale: il metodo più sicuro per eliminare le fibrillazioni del cuore

Le aritmie cardiache possono essere originate da patologie diverse che il cardiologo deve prendere in considerazione e trattare nel modo più opportuno. L’aritmia più frequente è la fibrillazione atriale, che seppure non sia grave o pericolosa di per sé, può condurre a delle complicanze importanti come l’ictus.

Cos’è la fibrillazione atriale?

Il battito del cuore è un movimento involontario stimolato da alcuni impulsi nervosi che hanno origine nel seno atriale costituito da alcune cellule muscolari miocardiche posizionate all’incrocio delle 4 vene polmonari. Se alcune di queste cellule mandano degli impulsi errati, il battito cardiaco risulta scomposto e viene percepita dal soggetto una sensazione di vibrazione o tremore proveniente dal cuore stesso. In alcuni casi il problema può essere asintomatico, ma a volte al tremore si accompagna sudorazione, spossatezza e irritabilità.

Da parecchi anni è ormai possibile eliminare il problema che, se anche non crea problemi gravi nell’immediato, può causare delle disfunzioni dovute al fatto che viene pompato nelle arterie almeno il 30% di sangue in meno; non bisogna poi dimenticare che il ristagno di sangue localizzato nell’atrio può indurre alla formazione di coaguli che in circostanze particolari possono entrare in circolo e arrivare al cervello ostruendo un vaso e scatenando così un ictus.

Come si effettua un’ablazione atriale?

Mediante l’ablazione il medico vuole individuare la cellula in cui si origina l’impulso errato e bruciarla, rendendola così inoffensiva. Questo avviene con una tecnica su cui ancora oggi i medici stanno rivolgendo i loro studi per far sì che diventi ogni giorno più sicura e che garantisca sempre risultati che siano i più soddisfacenti possibile.

Da circa 20 anni e tutt’oggi si utilizza un metodo chiamato ablazione trans-catetere; questo prevede l’utilizzo di un catetere che, attraverso la vena femorale, può arrivare al cuore, individuare mediante un elettrocardiografo la cellula malfunzionante e bruciarla mediante una corrente elettrica a radiofrequenza a una temperatura di circa 65°C. In questo modo lo stimolo caotico viene soppresso e il cuore torna a battere in modo regolare.

Recentemente si sta studiando un altro metodo, la crioablazione, che funziona allo stesso modo, ma si avvale del freddo invece che del caldo; il catetere intromesso contiene infatti un liquido refrigerante (NO2) che raggiunge una temperatura di -20°C e, al contatto, rende inoffensiva la cellula incriminata.

L’inserimento del catetere avviene sotto una guida fluoroscopica basandosi su una mappa anatomica generale a cui viene sovrapposta l’immagine ottenuta dalla TAC al cuorea cui ogni paziente viene sottoposto prima dell’intervento.

Qualsiasi operazione di questo tipo avviene in sedazione profonda o anestesia locale così che il paziente non percepisca alcun dolore durante tutto il trattamento e già il giorno dopo l’operazione può tornare a casa.

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Sono possibili delle recidive dopo l’operazione di ablazione atriale?

Vi è una percentuale che varia tra il 75 e il 90% di casi in cui l’aritmia scompare completamente dopo l’intervento di ablazione, anche nel caso di pazienti con fibrillazione atriale persistente o con patologia valvolare mitralica (in questo caso la probabilità è statisticamente del 78%).

Vi è perciò una percentuale di casi in cui la fibrillazione si ripresenta a turbare il soggetto, ma c’è da tener conto del fatto che l’ablazione può essere ripetuta, con le dovute attenzioni, anche più di una volta.

In ogni caso l’operazione di ablazione offre risultati certamente migliori anche rispetto a coloro che si affidano esclusivamente a un terapia farmacologica che, oltre a necessitare di medicinali antiaritmici, abbisogna anche di anticoagulanti che impediscano la formazione di trombi.

Il buon risultato dell’ablazione è dimostrato anche dal fatto che la terapia farmacologica può essere interrotta immediatamente dopo l’operazione, nel caso degli antiaritmici, e dopo almeno un mese, relativamente agli anticoagulanti.

Anche le complicanze dovute all’operazione sono rarissime e nella maggiorparte dei casi sono a carico di pazienti che seguono una terapia farmacologica (il 9% di tutti i soggetti operati contro il 5% di coloro che non hanno preso alcun farmaco); quindi si può certamente affermare che nel caso di fibrillazione atriale (o di flutter atriale, una tachicardia simile alla fibrillazione) l’ablazione può senza dubbio apportare giovamento e migliorare la qualità della vita del soggetto che oltre tutto non è neppure più costretto ad assumere farmaci che possono in ogni caso causare fastidiosi effetti collaterali.


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