La varicella

La varicella,  considerata fino al 1767 una forma lieve di vaiolo, è una malattia infettiva provocata dal virus varicella-zoster, lo stesso che provoca anche l’herpes zoster, volgarmente chiamato fuoco di Sant’Antonio.

Il contagio avviene principalmente nelle scuole, infatti  sono soprattutto i bambini sotto i 12 anni di età ad ammalarsi e a diffondere la varicella con le goccioline di saliva che fuoriescono dalla bocca e dal naso dopo uno starnuto o un colpo di tosse.

Come si evolve la varicella?

Inizialmente il virus infetta le mucose respiratorie e i linfonodi; qui si moltiplica per poi, attraverso il sangue, raggiungere fegato e milza, dove si accresce ulteriormente arrivando a infettare la cute.

L’incubazione può durare anche 3 settimane, al termine delle quali si manifestano i primi sintomi: febbre non molto alta, mal di testa, sonnolenza e l’esantema.

Le papule sono estremamente caratterizzanti della malattia: sono infatti piccole macchie rosa molto pruriginose, grandi al massimo mezzo centimetro, che in breve tempo diventano vescicole piene di un liquido che poi si secca formando delle crosticine destinate a cadere senza lasciare segni.

Queste piccole macchie si diffondono su testa, viso, arti e tronco affiorando a ondate successive e raggiungendo in media un numero di 300 papule, anche se negli adulti e negli adolescenti il rash è di norma più importante che nei bambini.

La contagiosità della varicella va da 5 giorni prima della manifestazione dei sintomi a 5 giorni dopo la loro scomparsa.

Come curare la varicella?

La varicella è una malattia virale e come tale non esiste terapia specifica in grado di curarla.

È possibile solamente affievolire i sintomi con antipiretici, se necessari, e polveri specifiche per domare il prurito dell’eritema.

Chi vuole affidarsi alla fitoterapia può, dietro il consiglio di un esperto, assumere tintura madre di rosa canina, naturalmente molto ricca di vitamina C, e qualche goccia di calendula, utilizzata per le affezioni della pelle.

L’omeopatia invece consiglia Rhus Toxicodendron 5CHCantharis 5CH o Mezereum 5CH, a seconda del tipo di vescicole presenti.

Quali sono le complicazioni?

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La malattia è generalmente priva di conseguenze e il bambino che si ammala guarisce tranquillamente in una decina di giorni.

Il 15% circa delle persone che hanno avuto la varicella sviluppa però nel corso della vita anche il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio. Il virus che infetta il corpo sfugge agli anticorpi elaborati dall’organismo (che ci rendono immuni alla varicella per il resto della vita) “nascondendosi” nei gangli nervosi e approfittando di un eventuale calo immunitario per sfociare, appunto, nell’herpes zoster, caratterizzato da uno sfogo cutaneo piuttosto doloroso. Normalmente la nevralgia viene curata in tempi relativamente brevi con una terapia specifica, ma può capitare, particolarmente nelle persone anziane, che il dolore persista anche per mesi o anni dopo la scomparsa dell’eruzione cutanea (si parla allora di nevralgia posterpetica).

Raramente le vescicole possono infettarsi, specialmente se il malato non resiste alla tentazione di grattarsi e romperle facendo sì che rimanga una cicatrice al posto della papula, procurando in tal modo delle infezioni sovrabatteriche che vanno tenute sotto controllo con antibiotici specifici.

Ancora più rari i casi di polmonite o encefalite.

Le donne incinte non immuni devono evitare le situazioni a rischio.

Contrarre il virus durante le prime 20 settimane di gravidanza può portare a complicazioni serie per la madre e a problemi congeniti per il feto, specialmente a livello degli occhi, del sistema nervoso centrale o degli arti. Ammalarsi poco prima o poco dopo il parto invece porta ad un esito letale per il neonato nel 30% dei casi.

Se invece la donna è immune al virus il piccolo sarà protetto per i primi mesi di vita dagli anticorpi trasmessi dalla madre.

Come prevenirla?

Data l’elevata contagiosità della malattia, è praticamente impossibile sfuggirne non essendone immuni.

Esiste comunque un vaccino, elaborato nel 1974 e reso disponibile dal 1995, praticamente privo di effetti collaterali e che va somministrato nel primo anno di vita, di cui però si necessita una seconda dose dopo 5 o 6 anni per garantire un’immunità perenne.


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