La quinta malattia – il megaloeritema

Se un genitore andasse a prendere il bambino a scuola e lo trovasse con due belle guance rosse, non dovrebbe dare per scontato che abbia partecipato a una rissa o che la maestra sia ricorsa a retrogradi metodi corporali per educarlo; potrebbe anche darsi che sia semplicemente affetto da “eritema infettivo”.

Conosciuta anche con l’ironico nome di “malattia della guancia schiaffeggiata”, proprio perché è caratterizzata da un eritema che colpisce principalmente le gote facendole diventare di color rosso acceso, la “quinta malattia” è diffusa in tutto il mondo e colpisce i bambini di età compresa tra i 5 e i 10 anni (solo raramente viene contratta dagli adulti).

Come la maggior parte delle malattie infettive si diffonde attraverso le goccioline di saliva che fuoriescono dalla bocca e dal naso della persona infetta in seguito a uno starnuto o un colpo di tosse.

Dopo il contagio

Dopo il contatto con bambini che hanno contratto la malattia, se contagiati, inizia il periodo di incubazione, durante il quale il virus staziona nel corpo senza che si sviluppino i sintomi. Questo periodo dura mediamente tra i 4 e i 14 giorni, ma può arrivare a durare anche 3 settimane.

In seguito compaiono  grandi eritemi a forma di farfalla sulle guance, raramente preceduti da febbre molto bassa e malessere generale.

Trascorsi dall’1 ai 4 giorni, l’esantema si diffonde agli arti, alle natiche e a volte al tronco, con la formazione di macchie rosee al centro e rosse attorno. Queste macchie tendono ad unirsi tra loro formando una specie di “reticolato” sul corpo del bambino, che assume un aspetto cosiddetto “a merletto” o “a ghirlanda” e che permette di distinguere chiaramente il megaloeritema dalle altre malattie esantematiche.

A volte, specialmente dopo bagni prolungati o in contesti particolarmente stressanti, l’esantema può tornare e riacutizzarsi anche dopo la sparizione delle papule, che avviene in media dopo 11 giorni dalla loro comparsa.

Cosa fare?

La quinta malattia è di origine virale. Il responsabile è il Parvovirus B19, un virus con un forte tropismo per i globuli rossi immaturi, e non c’è farmaco specifico che possa guarire il bambino malato.

L’unica cosa che si può fare è tenerlo a riposo, evitare bagni troppo lunghi, proteggerlo dai raggi solari e, se necessario, alleviare la febbre con un antipiretico.

Il malato è contagioso per tutta la settimana precedente alla comparsa dei sintomi, quindi nel momento in cui la patologia è evidente non c’è più rischio per fratellini o compagni di scuola.

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Complicazioni della malattia

I bambini contagiati guariscono praticamente sempre nell’arco di  una settimana o poco più senza aver corso alcun rischio di complicazioni, divenendo anzi immuni al virus grazie all’elaborazione degli anticorpi necessari.

Gli adulti, che vengono colpiti di rado, possono accusare dolori artritici maggiori e accusano più spesso forte prurito, anche se presentano l’eritema più raramente.

Spesso infatti il megaloeritema è asintomatico e lascia stupiti sapere che il 50% degli adulti che testano la propria immunità scopre di essere stato affetto da questa patologia senza neppure essersene accorto

Le complicazioni gravi sono rarissime e possono presentarsi soltanto in soggetti già affetti da particolari casi di anemia emolitica cronica o immunodeficienza. In questi casi la quinta malattia può provocare una temporanea soppressione o una forte diminuzione della produzione dei globuli rossi a livello del midollo osseo.

È sempre consigliabile che le donne in gravidanza facciano attenzione a non farsi contagiare. Il virus non provoca alcuna malformazione al feto e quasi sicuramente il bambino nascerà senza problemi, ma in casi che vanno dal 3%  al 9%  si sono verificati degli aborti spontanei qualora il contagio fosse avvenuto prima della ventesima settimana di gestazione.

In caso di dubbio conviene comunque sottoporsi a delle analisi del sangue, le quali potranno attestare se il soggetto sia immune o no dalla malattia, oppure se sia stato contagiato di recente.

Sembra che molte donne  comunque sviluppino in età fertile gli anticorpi che difendono dal Parvovirus B19 e che molte abbiano contratto la malattia in forma asintomatica in età scolare, così più del 60% delle future mamme che si sottopongono alle analisi non ha nulla di cui preoccuparsi.


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