La pancreatite: alcool ed età avanzata sono i principali fattori di rischio

Il pancreas è un’importante ghiandola posizionata nella zona posteriore dell’addome, fondamentale per la sintesi di alcuni ormoni (insulina e glucagone) che entrano nel circolo sanguigno e sono importanti per regolare i livelli di zuccheri nel sangue, e per la produzione di enzimi digestivi (amilasi, lipasi ed altri) che formano il succo pancreatico che si riversa direttamente nel tubo digerente rendendolo anche più alcalino rispetto allo stomaco grazie alla presenza degli ioni bicarbonato.

Può capitare che questa ghiandola si infiammi provocando una pancreatite che può essere acuta, se puntuale, o cronica, se persistente.

Quali sono i sintomi della pancreatite?

I sintomi si presentano in modo diverso se si è in presenza di pancreatite acuta o cronica. Nel primo caso i disturbi si manifestano improvvisamente e consistono principalmente in forti dolori addominali, mal di schiena, nausea, vomito, gonfiore, senso di stanchezza, fiatone e disidratazione; nel secondo caso i sintomi, pur essendo per lo più gli stessi, si aggravano giorno dopo giorno fino a raggiungere un livello di persistenza a cui è necessario porre rimedio; tali sintomi infatti, anche se meno importanti, possono durare per un tempo abbastanza lungo da provocare danni seri e irreversibili.

Nei casi più gravi e trascurati l’infiammazione può poi sfociare in un vero e proprio shock con conseguente calo eccessivo della pressione sanguigna, sensazione di freddo, confusione mentale e accelerazione del battito cardiaco.

Quali sono le cause dell’insorgenza della malattia?

Nonostante si possa affermare che almeno nel 25% dei casi non ci sia una causa conclamata a cui attribuire l’insorgenza della pancreatite acuta, i medici concordano sul fatto che nel 10% circa dei casi l’infiammazione acuta insorge in chi è già affetto da una pancreatite cronica e consuma alcool in eccesso e che nel 60-70% dei casi la causa di sviluppo dell’infiammazione è dovuta ad altre patologie che interessano i condotti biliari, come la calcolosi della colecisti o il tumore duodenale che possono ostacolare fisicamente i condotti biliari e il dotto di Wirsung interferendo sul flusso del succo pancreatico. Anche alcune operazioni chirurgiche possono causare l’infiammazione se non effettuate correttamente, ad esempio interventi a stomaco e duodeno, o esami come la  colangiopancreatografia retrograda endoscopica (ERCP) o l’assunzione di alcuni farmaci come l’azatioprina, i cortisonici o gli estrogeni.

Per quanto riguarda la pancreatite cronica, nel 90% dei casi si può attribuire l’infiammazione all’abuso continuativo di alcolici, mentre il restante 10% non è attribuibile a una causa specifica e ben individuabile (pancreatite idiopatica).

Come avviene la diagnosi e come si cura l’infiammazione?

Una visita anamnestica del paziente associata a delle analisi del sangue possono indurre uno specialista a conclamare lo stato infiammatorio del pancreas. Un valore eccessivamente alto delle amilasi sieriche è già indicativo, specialmente se si accompagnano a valori altrettanto elevati di lipasi sierica; anche altri valori ematici possono risultare squilibrati, ma se sussistessero ancora dei dubbi, sarebbe comunque possibile affidarsi ad una TC: una tomografia computerizzata in grado di valutare anche la gravità della situazione e le eventuali complicanze in corso di sviluppo.

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È infatti possibile che l’ingrossamento del pancreas possa provocare delle lesioni e quindi delle emorragie che rischiano di provocare la formazione di cisti, ascessi o fistole e non sono escludibili neppure complicanze a carico dell’apparato cardiorespiratorio o renale. Lo shock, col suo tasso di mortalità che si aggira attorno al 10-20% dei casi,  è una delle complicanze più pericolose a cui si può andare incontro.

Come viene curata la pancreatite?

La pancreatite acuta può avvalersi di terapie mediche, endoscopiche e chirurgiche. La prima cosa da fare è sostenere il fisico del paziente con un digiuno totale e un apporto esterno di liquidi e nutrimento che non imponga un lavoro pancreatico, inoltre antibiotici (non accettati da tutti i medici) e anticoagulanti possono impedire eventuali infezioni al pancreas e ristabilire una corretta circolazione sanguigna. Un esame endoscopico (l’ERCP) può valutare l’eventuale stato di necrotizzazione che, se presente, può essere trattato con un’operazione chirurgica, la necrosectomia.

La pancreatite cronica viene invece trattata con l’assunzione di analgesici specifici e l’eliminazione dalle abitudini quotidiane di alcool, nicotina e grassi alimentari, ma in alcuni casi si rende comunque necessaria una pancreatectomia subtotale.

È importante anche cambiare il proprio stile di vita; soprattutto in età avanzata, oltre i 70 anni, quando l’infiammazione si rende più probabile, è opportuno cercare di abituarsi a pasti piccoli e frequenti composti per la maggiorparte di frutta e verdura, bere molta acqua e confidare nell’aiuto di alcune erbe come zenzero, uva spina, ginseng, liquirizia e cannella, disintossicanti naturali o uva rossa e mirtilli, coadiuvatori della digestione, il tutto senza dimenticare l’eventuale terapia farmacologica prescritta dal medico specialista.


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