La mononucleosi

La malattia del bacio che colpisce anche i bambini

Popolarmente chiamata la malattia del bacio, la mononucleosi si trasmette attraverso i contatti diretti e indiretti con la saliva di un soggetto infetto, è quindi, oltre al bacio, lo scambio di bicchieri, posate o giocattoli a causarne il contagio tra individui, principalmente di età compresa tra i 15 e i 35 anni.

Il responsabile è il virus di Epstein-Barr, della famiglia degli herpesvirus da cui dipende anche l’insorgenza di varicella e fuoco di Sant’Antonio.

Incubazione, contagiosità e sintomi

Nel caso di mononucleosi in età pediatrica l’incubazione del virus dura circa un mese, mentre negli adulti il periodo che trascorre dall’infezione del virus alla comparsa dei primi sintomi arriva anche a 50 giorni.

La sintomatologia è solitamente assimilabile a quella di un’influenza (nei bambini a volte è addirittura inesistente), per questo in molti casi la mononucleosi passa inosservata e si scopre solo da adulti di essere già stati in contatto col virus.

Febbre più o meno alta, malessere generale, inappetenza e stanchezza sono i sintomi più comuni, seguiti da mal di gola anche importante con placche di pus sulle tonsille; in alcuni casi il gonfiore della faringe rende impossibile la deglutizione o anche la respirazione e questo contribuisce a rendere il soggetto ancora più debilitato e sofferente. Non sempre si presentano ingrossamento dei linfonodi, che risultano anche doloranti, e rash cutaneo, sintomi più frequenti nei bambini che negli adulti. La malattia si evolve spesso mostrandosi con un periodo di splenomegalia ed epatomegalia, cioè ingrossamento della milza e del fegato, questo non è però indice di un aggravamento della mononucleosi, ma soltanto del suo normale decorso.

La fase acuta della malattia dura solitamente 2-3 settimane, ma la completa guarigione dalla mononucleosi richiede periodi di tempo variabili in base alla condizione clinica del soggetto: solitamente da poche settimane a qualche mese.

Fortunatamente la contagiosità della malattia non è elevata e svanisce dopo circa una settimana dalla comparsa dei primi sintomi; sembra che circa il 50% degli adolescenti si ammali di monucleosi, ma sono quasi sempre episodi singoli e isolati (a parte il caso delle coppie di fidanzati!); vere e proprie epidemie di piccole dimensioni si sviluppano raramente e soltanto dove le condizioni igieniche non sono ottimali, in ambienti in cui vige il sovraffollamento delle persone e le norme igieniche di base non sono sempre soddisfatte.

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La diagnosi e la cura della mononucleosi

Quando un medico sospetta la presenza del virus nel soggetto, prescrive delle analisi del sangue atte a verificare l’eventuale contagio. Se l’infezione è presente, i globuli bianchi sono in quantità maggiori rispetto alla norma, in particolare vi è una prevalenza di mononucleati, da cui la malattia prende il nome, e vengono inoltre ricercati alcuni anticorpi detti anti-VCA, che possono essere di tipo IgG o IgM; in base alle percentuali di queste 2 classi di anticorpi, il medico può valutare la presenza dell’infezione o meno e se il soggetto è stato in precedenza in contatto col virus, ma non è in corso nessuna infezione in fase acuta.

Essendo una malattia virale, la terapia è esclusivamente di supporto; gli antibiotici infatti non possono uccidere i virus ed è possibile affidarsi soltanto a cortisone se l’infiammazione della faringe è molto accentuata, paracetamolo per abbassare la febbre o ibuprofene per eventuali dolori.

Ciò che invece è fondamentale è stare a riposo. Raramente infatti la splenomegalia può causare delle complicanze gravi se il soggetto decide di dedicarsi alle proprie attività prima che la malattia sia completamente guarita; specialmente per quanto riguarda gli sportivi, stress fisici eccessivi possono causare una rottura della milza con conseguente necessità di un intervento urgente.

Nella maggiorparte dei casi non si arriva a questa grave complicanza, ma sforzarsi ed affaticarsi prime del tempo rallenta il processo di guarigione, come può testimoniare Roger Federer, asso del tennis, che, contagiato dalla mononucleosi senza saperlo, si è ammalato 3 volte in un mese e mezzo.

L’unica cosa da fare quindi è sospendere eventuali allenamenti sportivi e ricominciare a sforzarsi progressivamente e fermandosi immediatamente se si accusa un dolore e un gonfiore nella zona della milza e per contrastare i sintomi ci si può affidare ai farmaci o, sotto la guida di un esperto, a dei rimedi fitoterapici che, in base al soggetto, prevedono nella fase acuta salice o spirea olmariaaltea nel caso di faringite e cardo mariano per i problemi epatici, per il recupero sono infine adatti echinacea, eleuterococco, rodiola, astragalo o mirtillo rosso americano.


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