La gotta: trattare la malattia e prevenirne le crisi

La gotta non è certo classificabile come una malattia moderna, ne hanno parlano infatti già Ippocrate e Galeno che la chiamavano la “malattia dei ricchi” o “malattia del re” (si dice che tra i malati di gotta più famosi ci siano stati Enrico VIII e Carlomagno) perché causata dall’abuso di alcool e carne che i meno abbienti non potevano permettersi.

Anche oggi la gotta è spesso causata da uno squilibrio alimentare e colpisce il 7% degli uomini (con un’insorgenza tra i 40 e i 50 anni di età) e una percentuale di donne in menopausa (quindi mediamente dopo i 51 anni), che aumenta con l’avanzare dell’età e si stabilizza al 3% dopo gli 85 anni.

A cosa è dovuta la gotta le come si sviluppa?

Oggi la malattia non è più imputata all’eccesso di cibo, ma le sue cause sono da ricercarsi nell’alterato metabolismo di alcune sostanzele purine, durante la sintesi delle quali si forma una determinata quantità di acido urico. Nel caso in cui i reni non riescano ad espellere adeguatamente l’acido urico prodotto o se la sintesi delle purine comporta la formazione di un’eccessiva quantità di acido, si giunge a una situazione di iperuricemia, che a lungo andare può comportare la formazione di cristalli urici che si accumulano nelle articolazioni provocando un’infiammazione reumatica dolorosa e persistente.

La Gotta è causata dall’iperuricemia. Le cause sono da ricercarsi nella dieta, nella predisposizione genetica e nella iposecrezione di urato (acido urico) da parte dei reni .L’ipoescrezione è la causa principale di iperuricemia verificandosi in circa il 90% dei casi, mentre l’eccessiva produzione è causa nel restante 10%. dei casi.

Cause Iperuricemia

A questo punto si parla di gotta, malattia che si sviluppa in 4 fasi: la prima fase è quella asintomatica, la quantità nel sangue di acido urico supera i 7 mg/dl per l’uomo e i 6,5 mg/dl per la donna, ma non si manifestano ancora sintomi dolorosi o di altro genere; segue la fase acuta, caratterizzata da fortissimi dolori articolari accompagnati da gonfiore, arrossamento ed eventualmente, vampate di calore; la fase intermedia è quella che, priva di dolore, comprende il periodo di tempo che intercorre tra due crisi, in questa fase l’accumulo di cristalli nelle articolazioni procede, così col passare del tempo le crisi acute si presentano con intervalli di tempo sempre minori; infine la fase cronica prevede un’artrite deformante specialmente a carico delle articolazioni dei piedi e delle dita delle mani.

La diagnosi della malattia

Il medico valutando opportunamente i valori di uricemia e le manifestazioni cliniche del paziente può adeguatamente diagnosticare un caso di gotta, specialmente se il soggetto si presenta in una condizione podagra, cioè di dolore acutissimo all’articolazione metatarso-falangea dell’alluce o sono presenti anche dei tofi, cioè dei depositi di acido urico che appaiono come piccole cisti di una sostanza dura e chiara attorno all’articolazione dolorante o sui lobi delle orecchie.

I medici più scrupolosi possono prescrivere anche un’analisi del liquido sinoviale per osservare la quantità di cristalli presenti, mentre raggi X, TAC o ecografie sono utili soltanto nella diagnosi di gotta cronica.

L’attenzione dello specialista deve comunque essere teso ad escludere altre patologie con le quali la gotta potrebbe confondersi tra cui l’artrite settica, l’artrite reumatoide o la pseudogotta (condrocalcinosi).

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Come trattare la malattia?

Oltre al riposo durante la fase acuta, che dura solitamente tra i 3 e i 10 giorni, il medico può prescrivere degli antinfiammatori FANS, la colchicina che però non va assunta assieme ad aspirina, diuretici o cortisonici e in alcuni casi l’allopurinolo. Quest’ultimo farmaco serve a diminuire la concentrazione di acido urico nel sangue, ma va preso regolarmente e a lungo termine; l’errore frequente di cessare l’assunzione del farmaco dopo un anno o due dall’inizio del trattamento può essere dannoso a causa di ricadute anche gravi.

Un ruolo fondamentale nel trattamento della malattia lo detiene l’alimentazione.

Il The New England Journal of Medicine ha pubblicato una ricerca secondo cui ogni portata di carne in più al giorno apporta un aumento del rischio di ammalarsi di gotta del 21% e la percentuale è del 7% se si tratta di pesce.

Proteine vegetali, alcune carni bianche, uova, latte e formaggi non hanno alcuna influenza con la malattia nonostante per molto tempo siano stati considerati cibi dannosi mentre fegato, rognone, cuore, aringa, sgombro e trota sono assolutamente da evitare.

Inoltre è stata osservata spesso la concomitanza della malattia con altre patologie quali il diabete mellito, l’obesità, l’ipertensione, la poliglobulia che dovrebbero essere tenute sotto osservazione dal medico curante e possono anch’esse essere controllate con la giusta alimentazione.

Anche la fitoterapia viene in soccorso della medicina ufficiale consigliando l’assunzione di caffè, ortica, ribes nero, frassino o ciliegie in base al consiglio dell’esperto.

Nonostante sia una malattia che tende a cronicizzarsi è bene comunque non preoccuparsi eccessivamente al primo dolore articolare: infatti non tutti coloro che presentano una situazione di iperuricemia sono malati di gotta o vi si ammaleranno e anche in caso di malattia conclamata oggi con l’aiuto degli esperti nei vari settori della medicina più o meno ufficiale è possibile gestirne le crisi prevenendole anche dopo l’eventuale cronicizzazione.


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