L’elettromiografia: un esame microinvasivo per valutare la funzionalità muscolare

I muscoli del corpo umano si contraggono e si rilassano grazie a degli impulsi elettrici che partono dal cervello e, attraverso i neuroni, arrivano al muscolo. I motoneuroni alfa hanno la testa impiantata nei corni del midollo spinale e la coda (assone) che si irradia con le sue diramazioni verso la muscolatura scheletrica. Se in questa struttura qualcosa non funziona si possono accusare dei sintomi che inducono il medico a indagare con degli esami specifici, tra cui l’elettromiografia (EMG).

Con il termine elettromiografia si intende correntemente anche un altro esame, complementare a questo, che prende il nome di elettroneurografia (ENG); il primo valuta la funzionalità muscolare, il secondo quella neurologica e quando vengono effettuati insieme si parla di elettroneuromiografia.

Quando viene prescritta l’elettromiografia e a cosa serve?

Nel caso in cui si manifestino sintomi come formicolio o prurito (parestesia), mancanza di sensibilità (ipoestesia), dolore al semplice contatto (disestesia), mancanza di forza alle mani o alle gambe (ipostenia), dolore persistente o crampi frequenti allo stesso muscolo, fascicolazioni o contrazioni spontanee di un muscolo (miochimie) è opportuno rivolgersi a un medico il quale dopo una visita anamnestica probabilmente consiglierà di sottoporsi a un esame elettromiografico, dopo aver atteso almeno 20-25 giorni dalla comparsa dei sintomi, in modo da non rischiare di falsare il risultato.

Molti di questi sintomi infatti possono essere il campanello d’allarme che indica presenza di sindrome del tunnel carpale, paralisi del sabato sera, botulismo, tetano, sindrome di guillain-barré o altre neuropatie.

L’elettromiografia è in grado di osservare il malfunzionamento di un muscolo specifico, cioè può individuare l’evenienza in cui un impulso elettrico non arriva correttamente a destinazione, ma non può spiegare il perché questo avvenga. Le motivazioni della disfunzione vengono infatti indagate da altri esami, detti morfologici, come la TAC, la Risonanza Magnetica o la Tomografia Computerizzata che mettono in evidenza l’eventuale presenza di compressioni o ostacoli che “schiaccino” il nervo impedendo la trasmissione dell’impulso.

Come funziona l’elettromiografia?

Nel suo complesso lo scopo dell’elettroneuromiografia è valutare la funzionalità di quella che viene chiamata Unità Motoria (UM) costituita dal motoneurone alfa, dall’assone e dalle fibre muscolari innervate.

L’EMG in particolare viene definito “esame microinvasivo”, in quanto prevede l’utilizzo di alcuni aghi molto sottili che fungono da elettrodi, che vengono inseriti all’interno del muscolo da analizzare e attraverso i quali si possono registrare gli impulsi elettrici provenienti dai nervi o la risposta muscolare agli impulsi inviati dall’esterno.

Il test avviene in 3 fasi: con il muscolo a riposo, per osservare una eventuale presenza di attività elettrica quando non dovrebbe esserci nulla, durante la contrazione lieve e volontaria del muscolo e durante un aumento progressivo della forza con cui il muscolo viene contratto.

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In base al muscolo da analizzare, in alcuni casi non vengono usati degli aghi, ma dei semplici elettrodi di superficie.

Come affrontare l’esame?

L’esame può durare dai 10 ai 30 minuti per ogni muscolo da osservare. È necessario che il soggetto che vi si deve sottoporre si armi di pazienza e tolleranza in quanto, seppur non doloroso, il test può creare dei fastidi, considerando che vengono comunque immesse delle scariche elettriche all’interno del proprio corpo.

È importante rimanere concentrati e seguire le indicazioni del medico specialista durante tutta la durata dell’esame, ma al contrario di altri accertamenti, non è necessario il digiuno, né l’accompagnamento; terminata la seduta è infatti possibile guidare senza che si manifestino effetti collaterali fastidiosi. Ciò che può essere accusato è un lieve formicolio al muscolo esaminato che può durare anche 24 ore e un lievissimo sanguinamento dai fori di ingresso dell’ago.

Non è necessario neppure interrompere un’eventuale terapia farmacologica, a meno che non si assumano anticoagulanti; in questo caso è bene informare il medico il quale deve anche essere a conoscenza dei pazienti che portano il pacemaker.

In conclusione si può dire che l’esame è mediamente ben tollerato dai pazienti, può essere utile per individuare eventuali disfunzioni e ha bisogno di pochissime accortezze: l’unica cosa che può falsare la ricezione o l’invio dei segnali elettrici è infatti la presenza di creme o olii sul corpo; si consiglia quindi, prima di sottoporsi ad elettromiografia, di eliminare ogni traccia di cosmetici rilassandosi con un bel bagno caldo.


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