Interventi chirurgici per l’ernia al disco

L’ernia discale è un disturbo che colpisce la spina dorsale: consiste nello sfiaccamento o nella rottura del disco intra-vertebrale, che provoca la fuoriuscita del nucleo gelatinoso dall’interno del disco. E’ un’affezione molto dolorosa e colpisce persone di ogni fascia d’età. A seconda delle zone soggette, i medici individuano l’ernia del disco cervicale, dorsale e lombare.
Oggi vi sono svariate tecniche per far fronte all’ernia discale: essenzialmente sono suddivise in interventi per via chirurgica e di natura conservativa.

Panoramica dei trattamenti chirurgici per l’ernia: la discectomia

Il metodo di intervento in caso di ernia discale è deciso dal medico in base alla singolarità del caso. Tuttavia, raramente oggigiorno si ricorre alla chirurgia convenzionale per riassestare la zona dorsale lesa. Oggi è infatti possibile intervenire in maniera mini-invasiva. I trattamenti per discectomia sono quelli maggiormente vagliati in tal senso: consistono nell’asportazione per via microchirurgica della fuoriuscita polposa dal disco, lasciando quest’ultimo intatto. La discectomia percutanea endoscopica ovvia a questa fuoriuscita tramite l’inserimento di un ago che sradica meccanicamente la massa polposa eiettata dal disco. La laserdiscectomia, invece, agisce tramite l’inserimento di una sonda che emana l’energia laser necessaria a discioglie la massa polposa. I risultati di queste tecnologie sono soddisfacenti, con recupero in tempi ridotti, ma questi interventi sono sconsigliati in svariati casi.

Metodi micro-chirurgici alternativi

Recentemente si è diffusa la tecnica della Nucleoplastica per coblazione (dall’inglese “cool ablation”): particolarmente adatta per ernie non estese, questa agisce vaporizzando i tessuti fuoriusciti tramite ablazione fredda. L’intervento dura circa mezz’ora e tempi di recupero sono simili a quelli necessari per le tecniche precedenti.
Tra le tecniche alternative, l’Ozonoterapia è tra le più vagliate e controverse: questa consiste sostanzialmente in micro-iniezioni di composti di a base di ozono e ossigeno che permettono all’infiammazione di regredire nel giro di alcune settimane. Questa tecnica tuttavia non nutre il favore della comunità medica, poichè i suoi benefici non sono comprovati scientificamente.

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Trattamento chirurgico o conservativo?

Come hanno dimostrato delle recenti ricerche, il trattamento a mezzo chirurgico delle ernie in una percentuale minuta di casi può far insorgere complicazioni oppure richiedere la necessità di un nuovo intervento. A tal proposito, alcuni medici rimarcano il fatto che, spesso può essere altrettanto funzionale un trattamento conservativo: alcune forme d’ernia infatti, scompaiono o regrediscono notevolmente nel giro di 2/3 mesi con riposo, cure medicinali e alcuni trattamenti mirati di fisioterapia, insieme all’osservazione di un corretto stile di vita e una sana alimentazione.

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