Il tumore alla cervice uterina (o collo dell’utero)

Circa 3.500 donne all’anno ne sono afflitte

Il Papilloma virus umano (HPV: Human Papilloma Virus), può causare delle infezioni a livello uterino che in alcuni casi possono evolvere in un tumore. In particolare le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni dovrebbero sottoporsi ad esami specifici e periodici a scopo preventivo per individuare precocemente l’eventuale presenza di cellule tumorali ed iniziare tempestivamente la terapia adeguata al caso specifico.

Come si evolve il tumore alla cervice uterina?

Il virus che può provocare questo tipo di tumore conta almeno un centinaio di varietà diverse, ma sono circa 40 quelle che possono proliferare nell’ambiente del collo dell’utero e solo un paio, i virus HPV 16 e HPV 18, possono indurre la formazione del tumore.

Il collo uterino è la struttura di passaggio tra la vagina e l’utero; è delimitato dall’orifizio uterino interno e da quello esterno e qui si sviluppano più frequentemente le infezioni da HPV, alcune delle quali possono passare inosservate e non manifestare alcun sintomo, mentre altre possono provocare lesioni che possono dare luogo a un cancro.

I medici della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (F.I.G.O.) hanno delineato più stadi di gravità delle infezioni uterine: lo stadio 0 viene detto anche carcinoma in situ e in questo caso le cellule maligne sono situate nella cute più superficiale della cervice uterina; lo stadio I comprende i tumori limitati al collo dell’utero e possono essere microscopici (stadio IA) o macroscopici (stadio IB); lo stadio II descrive i casi in cui il tumore si sia diffuso anche alla vagina (stadio IIA) o ai legamenti che ancorano l’utero alla pelvi (stadio IIB); lo stadio III indica tumori che possono aver ormai compromesso anche tutta la vagina, l’uretere o addirittura il rene; nell’ultimo stadio,il IV, rientrano i casi in cui il tumore ha già gravemente invaso il retto o la vescica.

I casi gravi sono fortunatamente piuttosto rari grazie alla campagna di prevenzione che è stata intrapresa dalle associazioni sanitarie competenti, ma in ogni caso i medici provvedono a elaborare la migliore strategia terapeutica per la paziente e il problema specifico.

Come si tratta il tumore alla cervice?

Gli approcci medici utilizzati per contrastare il tumore sono diversi in base alla scelta del medico curante il quale si può avvalere della chirurgia, della radioterapia o della chemioterapia, in caso di bisogno anche in associazione tra loro.

La chirurgia si avvale di 2 tecniche diverse: la conizzazione e la isterectomia radicale; la prima consiste nell’asportazione di una piccola parte di tessuto a forma di cono comprendente le cellule tumorali, questa tecnica è appropriata per l’asportazione di tumori molti piccoli o anche per una biopsia, quando ancora si è nella fase diagnostica; l’isterectomia radicale invece si utilizza nei casi più gravi e consiste nella totale asportazione di corpo e collo dell’utero insieme a tutti i tessuti circostanti su cui si sono posate le cellule tumorali.

La radioterapia utilizza delle radiazioni ionizzate che uccidono le cellule malate; può essere esterna o interna (brachiterapia) e spesso è utilizzata in associazione con la chemioterapia la quale può indebolire le cellule rendendo più facile la loro eliminazione tramite radiazioni.

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La chemioterapia prevede la somministrazione di uno (monochemioterapia) o più farmaci (polichemioterapia) e viene consigliata in associazione con la radioterapia o l’intervento secondo la coscienza del medico specialista.

Si può prevenire il tumore alla cervice uterina?

L’unico modo per prevenire il tumore al collo dell’utero è eliminare i fattori di rischio quando possibile, fare attenzione ad eventuali sintomi e recarsi dal ginecologo periodicamente per uno screening diagnostico.

Evitare il fumo, porre attenzione a un uso troppo prolungato dei contraccettivi orali, evitare un’eccessiva promiscuità nei rapporti sessuali propri e del partner e praticare un’igiene intima regolare: sono tutte attenzioni che possono limitare il rischio di sviluppare un’infezione.

Nel caso in cui poi si percepiscano anomalie quali sanguinamenti al di fuori del ciclo mestrualestrane perdite vaginalidolore o sanguinamento durante i rapporti sessuali, è opportuno sottoporsi a una visita che indaghi sullo stato dell’utero e prenda eventualmente provvedimenti tempestivi.

La prima cosa che un ginecologo pratica nel proprio studio è il Pap-test, preleva cioè una piccola quantità di cellule per farle analizzare e osservare l’eventuale presenza di piccoli tumori o di cellule pretumorali, predisposte cioè allo sviluppo del cancro. Valutata la presenza del virus può essere effettuato un HPV DNA test per riconoscere la varietà del microrganismo e valutarne il rischio cancerogeno e nel caso sia presente un tumore il medico con una visita più approfondita ne valuta le dimensioni e la gravità anche mediante una colposcopia, una visita praticata con uno strumento in grado di illuminare e ingrandire la zona interessata; in alcuni casi Risonanze magnetiche o TAC possono servire per osservare lo stato tissutale delle aree attorno al tumore stesso.

Anche se possono risultare fastidiose, le visite ginecologiche sono fondamentali e dovrebbero essere costanti e periodiche e grazie alla campagna informativa delle strutture sanitarie, negli ultimi anni in Italia, i casi di tumore alla cervice uterina sono diminuiti almeno del 25%.


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