Il piede torto congenito

Con la locuzione “piede torto congenito” (o PTC) si intendono tutte le malformazioni che riguardano ossa e tendini del piede e che si sviluppano a livello embrionale o fetale.

In un caso su 1000 capita che un bambino, in Italia, nasca con una malformazione ai piedi, i quali risultano più o meno piegati verso l’interno rendendo impossibile un adeguato sviluppo della gamba e una futura deambulazione normale.

Il sesso maschile è il più colpito: il rapporto è di 3 a 1 e la maggior parte delle deformità di questo tipo affligge il Meridione e le isole.

Nel 50% dei casi il problema è bilaterale, ma può capitare che sia uno solo dei piedini ad esserne affetto.

Le cause

Nell’arco del tempo sono state elaborate più ipotesi per spiegare la causa del problema. Alcuni medici pensavano risalisse a un vizio di formazione embrionaria, mentre altri lo attribuivano a un malfunzionamento a livello del midollo che impediva un adeguato sviluppo muscolare evolvendo quindi in PTC.

Altri studi ancora ritenevano che il problema fosse “meccanico”, cioè dovuto ad una compressione del feto nel grembo materno.

Oggi qualsiasi teoria che annoveri tra le possibili cause la posizione del feto nell’utero della madre o la scarsa quantità di liquido amniotico è stata superata; gli ultimi studi imputano il Piede torto congenito ad un’alterazione congenita.

Come si presenta il Piede torto congenito?

Quando si parla di piede torto congenito spesso si dà per scontato che ci si trovi in presenza di un problema di PTC equino-varasupinato, ma esistono altre varietà della stessa alterazione, che, seppur meno frequenti, comunque affliggono i piedini di una certa percentuale (fortunatamente molto bassa) di nuovi nati.

È giusto citare quindi anche le varietà talovalgopronato, piatto-reflesso, metatarso-addotto e delle varie forme associate.

Al momento della diagnosi, il medico valuta la gravità della malformazione, che può essere di primo grado se moderata e suscettibile a correzione semplice e manuale; solitamente in questo caso il bambino tende ad appoggiare il piede lateralmente.

Il secondo grado invece prevede un angolo retto tra la gamba e il piede e l’impossibilità di correggere il danno manualmente; il piede appoggia totalmente sulla sua parte esterna.

Nel terzo e ultimo grado di gravità vengono inseriti i casi in cui il piede tende ad appoggiarsi sul dorso.

Cosa fare in caso di Piede torto congenito?

Se un bambino nasce con il piede torto congenito è importante non sottovalutare mai il problema. Nonostante il lavoro di risoluzione sia lungo e faticoso, cedere ai primi miglioramenti può portare a gravi evoluzioni della patologia a livello muscolare e osseo. Le recidive sono il problema più comune del PTC: il piede infatti tende a tornare nella posizione originaria, quella con cui è nato, ed è quindi necessario contrastare la malformazione per tutto il periodo di sviluppo scheletrico del bambino.

Il metodo Ponseti

Nei casi più gravi in cui non basta la manipolazione per risolvere il problema, ci si può affidare a un metodo elaborato dall’ortopedico spagnolo Ignacio Ponseti, che ha avuto così successo da far diventare il 3 giugno (giorno di nascita del medico) Giornata Mondiale del Piede torto congenito.

Il metodo non contempla operazioni chirurgiche, ma tende a correggere il problema in modo lento e delicato.

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La sua attuazione prevede di ricollocare il piede del bambino nella giusta posizione con dei gessetti, che vengono sostituiti ogni 7-8 giorni fino ai 10-12 mesi di età. In seguito è necessario incidere il tendine di Achille (che risulta sempre troppo corto e rigido) per permettere la giusta mobilità del piede e infine si deve far portare al bambino un tutore, inizialmente anche per 23 ore al giorno per poi diminuire il tempo progressivamente ed arrivare a portarlo solo durante la notte. Tutto questo deve avvenire almeno fino ai 4-5 anni di età.

I risultati

Che si utilizzi il metodo Ponseti da solo o associato ad eventuali o indispensabili operazioni chirurgiche, i piedi dei bambini affetti da PTC tendono a crescere forti e senza problemi. È sicuramente difficile per un genitore, sia fisicamente sia psicologicamente, vedere il proprio figlio incastrato in gessetti o tutori sin dalla nascita, ma è bene tenere presente che l’80% dei casi prevede un riabilitazione eccellente e il restante 20% può tranquillamente risolvere il problema residuo con delle scarpe apposite o dei plantari.

La cosa certa è che, salvo casi estremamente eccezionali, il bambino torna sempre ad avere una vita totalmente normale: il faticoso impegno di genitori attenti garantirà al piccolo la possibilità di coltivare relazioni sociali, sport e giochi con gli amici dall’infanzia fino alla vecchiaia.

Difficilmente si presentano altri sintomi, così spesso chi scopre di essere affetto da questa malattia può condurre una vita praticamente normale; è solo necessario ricordarsi di assumere i farmaci e praticare una buona fisioterapia per mantenere elastici gli arti.

Diagnosi e cura

Il morbo di Parkinson è una malattia ancora sconosciuta sotto molti aspetti. Nei casi più evidenti la diagnosi avviene ancora perlopiù mediante osservazione clinica, anche se recentemente i pazienti vengono sottoposti a una scintigrafia cerebrale, il DAT scan. Questo esame riesce a monitorare e a evidenziare le terminazioni nervose del cervello e un esperto è in grado di capire, analizzandone il risultato, la condizione dei neuroni dopaminergici e a diagnosticare il morbo con un margine di errore solo dell’1%.

Il farmaco più utilizzato per contrastare la malattia è la levodopa, o L-DOPA, che cerca di sostituire la dopamina esercitando le sue funzioni cerebrali.

Considerando che nei giovani la malattia progredisce in modo molto più lento, si cerca generalmente di prescrivere farmaci alternativi alla levodopa, la quale può procurare degli effetti collaterali (in particolare i movimenti involontari) a cui i giovani sono purtroppo più soggetti rispetto agli anziani.

È possibile prevenire?

Non conoscendo ancora in modo certo le cause per cui si sviluppa la malattia, è difficile per il momento dare consigli precisi sulla sua prevenzione.

Sicuramente uno stile di vita sano può giovare, specialmente se si proteggono il sistema vascolare e quello circolatorio con una buona alimentazione e la giusta attività fisica.

Inoltre alcuni studi hanno confermato la capacità protettiva della caffeina nei confronti della malattia di Parkinson e sembra che anche il fumo di sigaretta, grazie alla nicotina, sia in grado di stimolare la dopamina e quindi di proteggere o quanto meno rallentare lo sviluppo della sindrome.

Forse questo è l’unico caso in cui un piccolo vizio quotidiano (ovviamente senza esagerare!) può rivelarsi stranamente utile.


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