Il dolore

Si può davvero stilare una classifica dei più forti?

Quando il corpo subisce un’aggressione, in qualche modo deve difendersi e soprattutto deve far sì che ci si accorga di essa e si prendano provvedimenti il prima possibile e nel modo migliore.

Lo stratagemma utilizzato dall’organismo per indurre una persona a prendere atto di un disturbo è la percezione del dolore. Questo viene definito nel 1979 dalla I.A.S.P. (Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore) come “una sgradevole esperienza sensoriale ed emotiva, associata ad un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta come tale”.

Quanti tipi di dolore esistono?

Il dolore fisico viene suddiviso in più classi diverse a seconda della sua origine: il dolore nocicettivo è quello che si prova in seguito a un trauma (tra cui un intervento chirurgico), questo può essere somatico, se proviene dalla lesione di pelle o muscoli, o viscerale, se invece origina da un organo interno; il dolore neuropatico dipende invece da un’ipersensibilità del sistema nervoso centrale o periferico, basta un lieve stimolo per provocare un dolore eccessivamente forte; quando si presentano contemporaneamente le caratteristiche del dolore nocicettivo e di quello neuropatico, si parla di dolore misto; esiste infine un dolore psicogeno, da non sottovalutare mai, legato ai casi di malesseri psicosomatici.

Nella maggiorparte dei casi, indipendentemente dal tipo di dolore provato si evidenzia una fase acuta, cioè intensa, ma di durata relativamente breve e una fase cronica, che segue a quella acuta e perdura anche per lungo tempo (come nei pazienti oncologici).

Quali dolori vengono considerati universalmente tra i più insopportabili?

Dalle statistiche elaborate negli studi di ricerca, alcune patologie specifiche provocano un dolore universalmente riconosciuto tra i più forti mai provati.

Cefalea a grappolo, coliche renali, infarto, mal di denti e parto farebbero sicuramente parte, in ordine sparso, di un’eventuale classifica dei dolori più forti.

Tra le emicranie, la cefalea a grappolo causa dei dolori a una metà della testa e del viso, talmente acuti e istantanei (la crisi dura solitamente 15-20 minuti, raramente arriva a 1 ora) da far sì che chi ne soffre cerchi di lenire la sofferenza in qualsiasi modo avendo la sensazione di avere una lama infilata nel cervello che impedisce di pensare e parlare in modo coerente; viene chiamata anche “il mal di testa del suicidio” in quanto, nel momento di crisi e di offuscamento mentale, pur di non patire più si preferirebbe morire.

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Le coliche renali sono causate da un calcolo, come un piccolo sasso, incastrato nelle vie urinarie. Il dolore è spesso improvviso e coinvolge schiena, addome, gambe e genitali rendendo impossibile la deambulazione e conseguentemente la richiesta di aiuto. Il dolore è tanto insopportabile da necessitare di un intervento immediato, come nel caso di Antonella Clerici che per una colica di questo tipo ha dovuto abbandonare una diretta televisiva per affidarsi alle mani dei medici.

Le radici che innervano i denti sono tra le più sensibili del corpo umano e un’infezione acuta (come una parodontite) o un’estrazione senza anestesia possono provocare dolori lancinanti a tutte le arcate dentarie e a parte del viso e della testa, dolori che durano per un periodo di tempo variabile anche dopo la risoluzione del problema specifico.

È facilmente intuibile quanto il parto possa essere doloroso. Nonostante esistano anestesie epidurali o spinali capaci di rendere il lieto evento più sopportabile, non tutte le donne vogliono (o possono) sottoporvisi. Sono numerosi i film che mostrano urla materne mentre un padre sull’orlo dello svenimento aspetta in sala d’attesa; fortunatamente vedere il frutto del proprio dolore dà psicologicamente alla neo-mamma la forza di sopportare travaglio, parto e dolori post-partum.

Notoriamente l’infarto provoca un forte dolore al torace accompagnato da difficoltà respiratoria e indolenzimento diffuso, ma è probabilmente anche il senso di morte accusato da tutti coloro che l’hanno subito a far sì che sia inserito tra i dolori più forti in assoluto.

Una classifica non si può stilare

Spostando su un piano somatico le profonde parole di Fabrizio De André si può dire che “per tutti il dolore degli altri è un dolore a metà”; basta infatti andare dal medico e già nella sala d’attesa è possibile assistere alla gara dei pazienti su chi ha sofferto maggiormente per i più disparati motivi.

Il dolore, è bene ricordarlo, è un fattore individuale che si inserisce in un complesso contesto psicologico ed è impossibile oggettivarlo in una classifica; non per nulla la già citata I.A.S.P. termina così la definizione del dolore: “Il dolore è sempre soggettivo. Ogni individuo apprende il significato di tale parola attraverso le esperienze correlate ad una lesione durante i primi anni di vita. Essendo una esperienza spiacevole, alla componente somatica del dolore si accompagna anche una carica emozionale.”.


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