Il colera: infezione batterica non ancora debellata

Tra il 2006 e il 2012 non sono state poche le epidemie di colera che hanno colpito più parti del Mondo concentrandosi specialmente nei Paesi in via di sviluppo; parecchi casi sono stati registrati tra il 2006 e il 2008 nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale e orientale, più o meno nello stesso periodo hanno subito delle epidemie di colera anche Iraq e Zimbabwe e qui nel 2009 sono morte circa 2000 persone su un totale di 65000 casi totali, nel 2012 le vittime del colera si trovavano a Cuba o in Sierra Leone che hanno contato rispettivamente 3 e 280 decessi.

Visti i numeri non sembra che sia opportuno fare come Gustav von Aschenbach, personaggio del libro “Morte a Venezia” di Thomas Mann, che innamorato del giovane Tadzio, preferisce rimanere a Venezia per poterlo vedere ogni giorno nonostante l’epidemia di colera che imperversa e che lo porta alla triste morte, ma è invece opportuno, nel caso di viaggi all’estero, porre attenzione all’acqua che si utilizza e al cibo di cui ci si nutre.

A cosa è dovuto il colera e come si manifesta?

Il responsabile della malattia è un batterio, il Vibrio Cholerae, di cui esistono due varietà che possono diffondere la malattia, il Vibrio Cholerae 01 e il Vibrio Cholerae 0139; in particolare il primo è molto più virulento e può scatenare epidemie anche molto estese.

Il contagio avviene solitamente per via oro-fecale, cioè ingerendo anche piccole quantità di residui fecali di un soggetto infetto; solitamente non è facile che questo avvenga, ma nei Paesi in cui il sistema fognario non è ancora adeguato alle esigenze igieniche, l’acqua può essere facilmente contaminata e così anche i frutti di mare che, mangiati crudi, possono trasmettere l’infezione.

Il periodo di incubazione è relativamente breve, solitamente è di 2-3 giorni arrivando a un massimo di 5, dopo questo periodo iniziano a presentarsi i sintomi che consistono prevalentemente in  scariche di diarrea sempre più frequenti e abbondanti, con feci prima acquose e marroni e poi ad “acqua di riso”, in alcuni casi associate a vomito, ipotensione (pressione bassa) e rallentamento dei battiti cardiaci. Raramente si possono accusare dei crampi alle gambe, mentre la febbre non si manifesta quasi mai.

Come si affronta il colera?

La gravità della malattia non è data tanto dal batterio in sé, quanto dall’eccessiva disidratazione a cui si va incontro con sintomi di questo genere che vanno avanti per parecchi giorni consecutivi.

La perdita di liquidi e sali può causare anche uno stato di shock, ma se il processo di reidratazione viene iniziato tempestivamente, la malattia può terminare il proprio decorso senza apportare danni residui.

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L’uso di antibiotici (tetracicline o ciprofloxacina) può comunque rendere più veloce la guarigione ed attenuare i sintomi.

Nel caso di intervento medico solo l’1% dei casi di colera può essere fatale, mentre in assenza di trattamento il 50% dei malati muore; è poi da tener presente che nel 75% dei casi la malattia risulta addirittura asintomatica.

Come prevenire la malattia?

È opportuno sottolineare che è quasi impossibile il contagio per contatto con un soggetto infetto, quindi il modo migliore per non ammalarsi è, durante i viaggi in Paesi a rischio, non bere acqua che non sia confezionataevitare le verdure crude e i frutti di mare e porre attenzione alle norme igieniche di base: lavarsi le mani spesso limita il rischio di contaminazione nel caso si sia venuti a contatto, anche involontariamente, con dell’acqua infetta.

Sono stati elaborati anche dei vaccini che però hanno ancora bisogno di essere sottoposti a studi aggiuntivi che ne valutino l’effettiva efficacia; in realtà la prevenzione del colera dovrebbe essere per lo più a carico delle politiche dei Paesi in cui più si è a rischio: servizi igienici funzionanti ed educazione all’igiene personale sono elementi fondamentali per evitare il contagio di colera.


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