I virus letali: quanto è facile contagiarsi?

Fortunatamente non sono mai esistiti virus lontanamente simili al “Progetto Azzurro” descritto ne “L’ombra dello scorpione” di Stephen King, che con un’infettività del 99,8% avrebbe causato l’estinzione dell’intera umanità mondiale se non fosse stato per pochi individui che, per qualche motivo, godevano dell’immunità.

Non sono stati pochi però gli agenti infettivi che hanno preoccupato e preoccupano tuttora, medici e pazienti in Europa e nel Mondo, per l’importanza dei sintomi e per l’esito a volte fatale.

Alcuni di questi virus, come il Vaiolo sono stati sradicati e non è più necessario neppure sottoporsi al vaccino che ha inciso le braccia di tutti i nati almeno fino agli ultimi anni ’70, anche se molti cittadini americani hanno deciso di sottoporvisi per paura di eventuali attacchi chimici dopo gli eventi dell’11 settembre 2001. La sua mortalità era del 30% circa, arrivando al 50% nei bambini molto piccoli, e coloro che sopravvivevano rimanevano quasi sempre deturpati da cicatrici profonde nel viso e in tutto il corpo.

Un altro virus che ormai non è più presente, ma ha provocato milioni di morti attorno al 1918-1920 è un virus influenzale, quello della famosa “influenza spagnola”, che uccise più persone di quante ne falciò la peste nera, tra cui Egon Schiele e Federigo Tozzi.

Quali sono i virus che storicamente preoccupano di più?

Pericolosi virus ancora esistenti sono invece quelli del genere Flavivirus, responsabili della Febbre gialla e dell’Epatite virale C. Quest’ultima provoca una grave infiammazione del fegato da cui si guarisce in seguito a terapia adeguata nell’80-85% dei casi, mentre la Febbre gialla si trasmette attraverso la puntura delle zanzare Aedes costituendo un importante problema per l’Africa centro-occidentale e sub-sahariana. Con i suoi sintomi (febbre alta, mialgie, nausea e vomito) può inizialmente essere scambiata per malaria, ma nei casi più gravi si evolve in manifestazioni emorragiche (a carico del naso, delle gengive e dell’apparato gastro-intestinale). Nelle regioni endemiche la mortalità non supera il 5%, ma quando si sviluppano epidemie serie, la febbre gialla può essere fatale anche nel 50% dei casi.

Le scimmie infette sono invece la causa di trasmissione di altri virus, in particolare facenti parte della famiglia delle Filoviridae, che provocano la Febbre emorragica di Marburg e l’Ebola; la prima fu descritta per la prima volta nel 1967 e si manifesta improvvisamente con acuta cefalea, malessere generale e mialgie diffuse seguite da febbre alta e grave debilitazione; infine forti attacchi di diarrea e vomito che possono durare anche per 6-7 giorni. Nei casi più gravi il soggetto muore nell’arco di 10 giorni circa. Epidemie del virus di Marburg si sono presentate nel corso della storia a Francoforte, a Belgrado in Sudafrica, in Kenya e, le più gravi, nel Congo e in Angola.

In Italia si sono presentati invece pochi casi di Ebola nel 1992, mentre focolai importanti si sono manifestati nell’Africa centrale attorno agli anni ’70.

Come per la febbre di Marburg, anche l’Ebola sopraggiunge improvvisamente con cefalea, artralgie, mialgie, vomito, diarrea, febbre ed eventuale esantema e dopo una settimana dall’insorgenza dei primi sintomi si fanno avanti le manifestazioni emorragiche, fatali nel 60-70% dei casi.

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Quali sono i virus che più hanno minato i tempi recenti e che ancora oggi sono preoccupanti?

Negli anni 2000 si è parlato spesso di un virus che colpisce principalmente i volatili, domestici o selvatici: quello che causa l’infezione Aviaria. Per mesi la vendita di carne di pollo e tacchino è scesa ai minimi storici per la paura di contrarre la malattia, nonostante non esistesse alcuna prova della possibilità di contrarre il virus mangiando carne o uova di animali infetti; sembrava invece probabile un contagio per via oro-fecale. I sintomi manifestati dopo il contagio sono quelli simil-influenzali (si parla infatti di influenza aviaria), ma nei casi più complicati possono svilupparsi delle gravi infezioni a carico dei polmoni o degli occhi; in questi casi, la mortalità nell’uomo varia tra il 30 e il 70%.

Il virus che però da decenni provoca troppe vittime, inizialmente si pensava solo tra tossicodipendenti ed omosessuali, ma che in realtà può colpire chiunque, è quello dell’HIV.

Il responsabile è un retrovirus che riesce a infettare alcune cellule, (principalmente Linfociti T) indebolendo drasticamente il sistema immunitario del soggetto così che funghi, batteri, virus normalmente gestibili con una semplice terapia, risultino invece di estrema gravità.

La trasmissione di questo virus avviene per via ematica, per via sessuale e per via materno-fetale. Fortunatamente oggi esistono terapie in grado di allungare l’aspettativa di vita del paziente e di migliorarne sensibilmente la quotidianità; è possibile sostenere delle gravidanze limitando fortemente il rischio di contagio al nascituro, ma è necessaria ancora oggi un’attenta campagna di educazione sessuale tesa a limitare il contagio dell’HIV e di tante altre malattie sessualmente trasmissibili e facilmente evitabili con l’uso del preservativo.

Di virus pericolosi ne esistono tanti, ma molti contagi possono essere evitati con le dovute accortezze igieniche nel momento in cui si intraprende un viaggio in zone a rischio, con repellenti e strutture adeguate ad allontanare eventuali zanzare pericolose e con la giusta informazione. Non è perciò necessario entrare in uno stato di eccessiva preoccupazione per ogni starnuto o colpo di tosse di un familiare o un amico; nella maggiorparte dei casi questi sono dovuti a una fastidiosa, ma semplicissima influenza contratta sul posto di lavoro o prendendo l’autobus.


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