Dove ci porterà l’evoluzione?

Spesso si sente dire che in futuro l’uomo perderà i capelli o le unghie, perché se è vero che andranno avanti solo le caratteristiche utili del corpo, i capelli di certo non saranno i prescelti per essere portati avanti nei secoli dei secoli e così ci ritroveremo tutti calvi.

Si dice anche che si diventerà sempre più alti, ma in ogni caso l’altezza non può considerarsi una vera e propria utilità nella vita quotidiana (anzi hanno spesso più difficoltà le persone alte 1.90 m rispetto a quelle di 1.55). Ma cosa c’è di vero in queste affermazioni? Cosa dicono gli studiosi del campo sul destino evolutivo dell’uomo?

Cos’è l’evoluzione?

A guardare bene, oggi le persone sono piuttosto diverse rispetto a quelle che si muovevano nell’ambiente 200.000 anni fa quando la nostra specie ha mosso i suoi primi passi in Africa.

I primi ominidi sono apparsi sulla Terra più o meno 6-7 milioni di anni fa e chiunque abbia studiato le teorie di Darwin sa come da allora l’uomo si sia trasformato fino ad essere ciò che è oggi.

Ma come è avvenuto il passaggio? Già Darwin aveva ipotizzato che l’evoluzione (sia umana che animale) dipendesse da alcune caratteristiche spontanee (poi identificate con le note mutazioni genetiche casuali) che potevano svilupparsi nei nuovi nati conferendo loro una maggiore facilità di adattamento all’ambiente: ad esempio in Inghilterra viveva comunemente una farfalla, la Biston Betularia, caratterizzata da un colorito chiaro fondamentale per mimetizzarsi sulle cortecce chiare delle betulle di cui il territorio era ricco. Di questa piccola farfalla esisteva anche una forma melanica: alcune farfalle figlie cioè, nascevano casualmente di un colorito scuro che non permetteva la mimetizzazione sui tronchi rendendole quindi facili bersagli per ogni predatore in grado di distinguerle facilmente. La forma melanica aveva quindi molta difficoltà a riprodursi e a trasmettere i propri geni, ma con la rivoluzione industriale, i fumi e le polveri delle fabbriche hanno reso i tronchi delle betulle molto più scuri di quanto non fossero in precedenza e così le farfalle scure, che prima erano sfavorite dal loro colore, diventarono le più adatte all’ambiente circostante e conseguentemente quelle che avevano più possibilità di riprodursi.

I cambiamenti importanti all’interno delle specie sono sempre avvenuti, e avvengono tuttora, a causa di variazioni ambientali, alimentari o climatici a cui gli esseri viventi devono abituarsi; e questo vale generalmente anche per gli uomini.

Cosa cambia nel caso umano?

In realtà il processo evolutivo nel caso degli uomini non cambia affatto e se si presentasse una mutazione genetica in grado di rendere alcune persone più resistenti agli attacchi ambientali odierni rispetto alle altre, queste sarebbero in alcuni casi favorite nella sopravvivenza; però alcuni fattori hanno fatto sì che molti studiosi affermassero che l’evoluzione umana è ferma.

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Oggigiorno infatti, coloro che nascono con delle mutazioni genetiche che rendono una persona diversa (non per forza morfologicamente) rispetto alla norma, vengono solitamente “normalizzati” grazie alla medicina e alla tecnologia. Questo fa sì che chiunque abbia più o meno le stesse possibilità riproduttive e quindi di trasmissione dei geni indipendentemente (entro certi limiti) da quanto siano adattabili all’ambiente esterno attuale.

Alcuni studiosi, come Steve Jones o Sir David Attenborough parlano di un nuovo tipo di evoluzione umana che travalica i confini dell’evoluzione “fisica” per accedere al campo di quella “culturale”; coloro che sono in grado di affermarsi culturalmente nella società hanno più probabilità di procreare e trasmettere i propri geni.

Le mutazioni genetiche spontanee possono conferire una maggiore o minore adattabilità all’ambiente esterno oppure possono essere mutazioni “neutre”, che non cambiano la vivibilità del soggetto nel proprio mondo.

La presenza dei capelli non è una caratteristica fondamentale per la vita umana, ma nulla fa presupporre che nel futuro esisteranno soltanto persone calve. Coloro che hanno i capelli continueranno infatti a trasmettere i loro geni con la caratteristica di “non calvizie” codificata e, a meno di mutazioni spontanee dell’individuo figlio o di fattori ambientali e nutrizionali in grado di  provocare una generale perdita di capelli (come negli ultimi anni hanno provocato un aumento dell’altezza media dei nuovi nati) le persone continueranno ad avere i capelli in testa e solo qualcuno in età più avanzata dovrà continuare a sopportare una graduale e solitamente poco accetta stempiatura.


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