Donazione di organi: un argomento delicato

Quando un caro viene a mancare l’ultima cosa di cui si vorrebbe sentir parlare è la fine che faranno i suoi organi o i suoi tessuti. Il dolore che si prova sovrasta, in modo del tutto giustificato, la preoccupazione per uno sconosciuto che sta male e può aver bisogno di ricevere un organo sano per poter condurre il resto della propria vita nel modo più normale possibile. Eppure la donazione di un organo può essere l’unico modo per concedere la speranza a una persona malata; per questo sarebbe opportuno decidere quando lo si può fare, ognuno per sé, lasciando una dichiarazione scritta che autorizza i medici in caso di morte a prelevare degli organi e donarli a chi ne ha bisogno.

Cos’è un trapianto?

In alcuni sfortunatissimi casi della vita, può accadere che uno degli organi del corpo umano non funzioni abbastanza bene da permettere una vita normale. Può capitare che il cuore non riesca a pompare il sangue adeguatamente e rischi di fermarsi in ogni momento; che i danni epatici siano superiori a quelli che le terapie farmacologiche possono curare; che i reni non riescano a filtrare il sangue provocando un tasso di tossicità ematica ingestibile; che le cornee si opacizzino tanto da rendere ciechi o che i polmoni rendano impossibile una respirazione adeguata. In questi casi è spesso indicata, come unica soluzione terapeutica, il trapianto di organo. Questo consiste in un intervento chirurgico che elimina dal corpo della persona l’organo non funzionante per inserirne un altro in grado di svolgere le giuste attività fisiologiche per cui è predisposto.

L’operazione di trapianto è piuttosto difficile in quanto il corpo si trova a dover gestire un organo diverso da quello che c’era precedentemente e il rischio maggiore dopo l’operazione è il cosiddetto “rigetto”, cioè il rifiuto da parte dell’organismo dell’organo “nuovo” con conseguente inutilizzabilità dello stesso. Oggi comunque le terapie post-operatorie hanno diminuito tantissimo il rischio di rigetto, permettendo al paziente una buona aspettativa di successo.

Dove trovare gli organi da trapiantare?

Solitamente chi ha bisogno di un organo viene messo in una lista d’attesa nella posizione più consona alla propria condizione di salute e l’unica cosa da fare è aspettare che si presenti l’occasione di poterne usufruire. Purtroppo il contesto della disponibilità di un organo è sempre molto triste in quanto molti organi possono essere prelevato soltanto ex cadavere, cioè da un corpo morto. Incidenti o malattie possono portare a decesso un individuo in grado però di ridonare la vita a chi sta aspettando un organo e la decisione della donazione spetta soltanto all’individuo stesso o, se questo non ha espresso alcuna preferenza, ai suoi familiari.

Chiunque può rivolgersi alla ASL di competenza e richiedere un tesserino che certifichi la propria volontà a donare organi in caso di morte, ma è possibile anche portare con sé una dichiarazione in carta semplice e firmata che attesta le proprie intenzioni o al limite parlare con i familiari e chiedere che siano loro ad informare i medici in caso di morte.

In Italia non vale la condizione di silenzio-assenso, perciò chi non esprime chiaramente la propria volontà di donare gli organi non subirà alcun espianto.

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Quando avviene l’espianto?

È una equipe di medici diversa da quella che dovrebbe effettuare il trapianto ad essere deputata ad accertare la morte di un soggetto. Tali medici devono seguire le indicazioni della Legge 29 dicembre 1993, n. 578 che identifica la morte con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni cerebrali, L’elettrocardiogramma deve essere piatto per almeno 20 minuti e inoltre devono presentarsi contemporaneamente stato di incoscienza, assenza di riflessi del tronco e assenza di respirazione spontanea. Perché l’accertamento della morte sia valido il corpo deve comunque essere tenuto sotto osservazione almeno per 6 ore e se si tratta di bambini sotto l’anno di età sono necessari ulteriori esami di conferma.

È bene sottolineare che nei casi di coma (reversibile o irreversibile) e di stato vegetativo non si può procedere all’espianto.

Ci sono alcuni organi che possono essere donati ex vivo (cioè da donatore vivente), come il rene o il midollo osseo o la pelle; in questo caso il donatore sarà supportato psicologicamente e fisicamente da diversi medici specialisti.

In ogni caso la legge pone dei limiti e delle regole molto restrittive per quanto riguarda quest’importante argomento: ci sono organi non trapiantabili come il cervello o gli organi genitali; è vietato rendere noto il nome il ricevente e del donatore per evitare conseguenze psicologiche incontrollabili ed è assolutamente vietato il pagamento di qualsiasi prezzo in seguito a trapianto. In questo modo si vuole impedire il tremendo crimine del traffico di organi che purtroppo in alcune parti del mondo ancora viene effettuato, ovviamente sempre nella più totale illegalità.


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