Brucellosi: una zoonosi diffusa nel Mediterraneo

Una zoonosi è una malattia che può essere trasmessa dagli animali all’uomo tramite ingestione, inalazione o contatto di qualsiasi tipo. Le zoonosi sono molte, alcune facilmente curabili, altre particolarmente insidiose.

Una zoonosi particolarmente diffusa nei Paesi del Mediterraneo (ma anche in India, in Asia Centrale, nel Medioriente o in America Latina) è la brucellosi, chiamata anche Febbre Maltese, Febbre Ondulante o Febbre Folle.

Qual è l’origine della brucellosi e quali sono i sintomi?

L’infezione avviene a causa di alcuni batteri del genere Brucella. Ve ne sono 6 tipi, ma soltanto 4 sono pericolosi per l’uomo (B. melitensis, B. aboutus, B.suis, B. canis). Colpisce gli animali: equini, suini e cani, ma prevalentemente bovini, provocando loro aborto o mastite.

Nell’uomo i sintomi iniziali sono aspecifici e poco distinguibili: febbre, sudorazione, mal di testa, inappetenza e dolori muscolari e articolari simili a quelli di un’influenza fastidiosa. Il nome di febbre ondulante deriva dal fatto che la febbre, che compare dopo 2-4 settimane di incubazione del batterio, si manifesta in modo intermittente e regolare nella settimana passando dalla classica febbricciola a picchi di 38,5-39°C.

Allevatori e veterinari sono particolarmente a rischio, in quanto il contagio può avvenire anche col contatto diretto con le mucose dell’animale infetto o con le loro secrezioni, ma anche l’ingestione di latte e latticini non pastorizzati può essere particolarmente rischiosa. Per quanto anche i cani possano essere contagiati, nel loro caso la cura è piuttosto rapida e non si sono mai riscontrati casi di contagio umano tramite il cane domestico.

Qual è il decorso della malattia e quale la terapia per la brucellosi?

La brucellosi è una malattia di origine batterica ed è quindi contrastabile con dei cicli di antibiotici. In alcuni casi la malattia colpisce alcuni organi in modo specifico e si parla allora di brucellosi focale, in questo caso gli antibiotici prescritti sono specifici per l’individualità del paziente.

L’infezione è piuttosto fastidiosa, ma nella maggior parte dei casi viene curata tranquillamente specialmente se la terapia è tempestiva; in questo modo possono infatti evitarsi le ricadute che solitamente si presentano a 6 mesi di distanza circa dalla prima infezione. Soltanto nel 2% dei casi la brucellosi si è rivelata fatale: quando la malattia è stata trascurata o curata in modo non adeguato. In ogni caso le infezioni da brucellosi sono diminuite tantissimo nel corso degli anni passando dai 1900 casi annui circa del 1996 ai 76 del 2007.

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Le donne in stato di gravidanza sono particolarmente a rischio in quanto la brucellosi può provocare un aborto entro i primi 2 mesi nel 43% dei casi,o morte intrauterina entro i 3 mesi, nel 2% dei casi. Ovviamente più la terapia è tempestiva, più si riduce il rischio di aborto spontaneo.

Come avviene la diagnosi?

Aver ingerito prodotti a rischio (carni o latticini non controllati), aver intrapreso viaggi in zone endemiche o essere stati in contatto con animali potenzialmente infetti, sono tutti fattori di rischio che il medico deve tenere in considerazione durante la visita anamnestica. Quando questa non basta ad effettuare la diagnosi è necessario procedere con alcuni test specifici, tra cui delle analisi microbiologiche, con la ricerca del batterio nell’emocoltura o nella coltura del midollo osseo (in questo caso anche il personale del laboratorio deve prendere precauzioni per un eventuale contagio) o dei test di microagglutinazione per la ricerca di anticorpi specifici.

L’esito della malattia è nella maggior parte dei casi favorevole, ma è opportuno, quando possibile prevenire il contagio per evitare possibili complicanze a carico dell’apparato gastrointestinale, circolatorio o respiratorio.

Prevenire la brucellosi significa eradicare la malattia nel mondo animale, cosa possibile con le vaccinazioni del bestiame. Coloro che lavorano a stretto contatto con animali potenzialmente infetti devono poi sempre usare guanti, mascherine e protezioni di qualsiasi genere. Infine è indispensabile evitare di alimentarsi con latte non pastorizzato, a meno che non si conosca con assoluta certezza lo stato di salute dell’animale.

 


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