Breath test

Come se non bastasse il timore per essere affetti da qualche patologia, spesso ci si mette anche quello per i test più o meno invasivi che si dovranno sostenere per scoprire se ciò sia vero o meno. Per fortuna ce ne sono anche altri che non rientrano affatto in questa categoria e che anzi ci richiedono solo qualche respiro. In accordo al suo nome, il Breath test si basa infatti sul rilevamento di alcuni elementi chimici nel nostro respiro (questo significa appunto breath) e serve sia per riscontrare alcune nostre eventuali intolleranze alimentari (lattosio, lattulosio, glucosio) oppure la presenza nel nostro stomaco del batterio Helicobacter pylori. Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto questo test è consigliato a chi presenta i sintomi delle malattie gastrointestinali: mal di stomaco, diarrea, coliche, dolore e gonfiore addominale, reflusso gastro-esofageo.

Il Breath test per scoprire l’intolleranza al lattosio si basa su questo principio: se la lattasi (l’enzima preposto alla scissione del lattosio e quindi alla digestione del latte) non funziona, non avviene la scissione del lattosio in glucosio e galattosio e perciò questi non possono venire assorbiti dall’intestino. Ecco quindi che la lattasi non digerita arriva al colon, dove fermenta e produce idrogeno. Il test serve quindi, misurandone la quantità nell’aria espirata, a rilevare la presenza di idrogeno durante il percorso digestivo della lattasi.

L’Urea Breath test, anziché rilevare la presenza di idrogeno, rileva appunto quella dell’urea e serve per rilevare la presenza del batterio Helicobacter pylori nel nostro organismo.
Tale batterio si annida nel nostro stomaco poiché trova il suo ambiente ideale nel muco gastrico che vi si trova. Esso può produrre gastriti e ulcere: tra i suoi poco invidiabili primati, vi è quello di essere l’agente causale più importante della gastrite cronica. È inoltre causa di ulcera peptica, duodenale e gastrica; dispepsia funzionale; cancro gastrico; MALT-linfoma; può inoltre ricoprire un ruolo anche nelle patologie extragastroduodenali.
Il test mira al rilevamento dell’urea poiché il batterio la metabolizza rapidamente. Per questo la si fa ingerire al paziente, il quale poi deve soffiare più volte per rilevarne la presenza o meno; se il batterio non è presente altrettanto non lo sarà l’urea nel respiro.

Perché privarci dunque della possibilità di prenderci cura di noi stessi quando è alla portata di qualche semplice respiro?

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