Balbuzie: aspetti medici e psicologici

Merylin Monroe, Demi Moore, Julia Roberts, Charles Darwin, Alessandro Manzoni, Lewiss Carroll: sembra che ognuno di loro sia stato vittima più o meno gravemente di episodi di balbuzie superate con successo o meno.

Ma il personaggio balbuziente più famoso che chiunque ricorderà rappresentato nel film “Il discorso del Re”, fu proprio Re Giorgio VI, padre dell’attuale Regina d’Inghilterra e ottimamente rappresentato da Colin Firth. Nonostante il suo problema il Re riuscì a terminare i propri discorsi alla radio riuscendo a infondere nel proprio popolo quella fiducia di cui aveva bisogno.

Cos’è la balbuzie?

In termini semplicistici tutti sanno cosa sia la balbuzie, chiunque ha in mente un vecchio compagno di classe, un collega, un vicino di casa o il personaggio di un film che cerca di parlare ma tentenna, si blocca, fa smorfie, riprova, ricomincia e fallisce di nuovo e così via fino al momento in cui dalla sua bocca esce una parola, o forse mezza.

Dal punto di vista scientifico non è ancora chiara l’origine della balbuzie, si sono ipotizzate delle motivazioni genetiche, quindi riscontrabili con degli esami del DNA e potenzialmente curabili, ma fino ad ora la ricerca non ha ottenuto risultati e il disturbo viene affrontato (molto spesso con successo) con la logopedia e, quando serve, la psicoterapia.

Statisticamente sembra che sia il 2% della popolazione, prevalentemente di sesso maschile, a soffrirne e in questa percentuale sono presenti bambini, adolescenti e adulti.

Solitamente però non viene considerata balbuzie vera e propria quella che compare prima dei 5 anni, in quanto alcune difficoltà nell’espressione vocale possono dipendere anche dal normale sviluppo delle capacità cerebrali del piccolo.

Sembra che esistano 2 tipi principali di disturbo: la balbuzie clonica, che causa la ripetizione di una sillaba, una parola o una lettera e la balbuzie tonica che invece consiste nel non riuscire a iniziare la parola da dire o nel bloccarsi a metà frase senza riuscire a continuare; accanto a queste esiste una forma mista che comprende entrambi i tipi di balbuzie.

Come si affronta la balbuzie?

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I medici solitamente distinguono la balbuzie del bambino in età prescolare e quella dei bambini più grandi, assimilabile alle difficoltà degli adulti.

Il bambino in età prescolare dovrebbe essere aiutato a rendere fluente l’espressione verbale, magari cercando di ri-insegnare al piccolo il modo corretto di traduzione del pensiero in parole. In molti casi la balbuzie di bambini così piccoli scompare da sola, ma esiste un 20-40% dei casi in cui invece il problema persiste per tutta l’adolescenza o anche in età adulta; è quindi fondamentale rivolgersi subito a uno specialista che possa rassicurare i genitori sulla condizione del figlio e possa eventualmente prendere tempestivi provvedimenti.

Quando il bambino è più grande sono molti di più gli aspetti da prendere in considerazione e non ultimo quello psicologico. Il soggetto potrebbe essere vittima di prese in giro da parte dei compagni o di situazioni di imbarazzo durante le interrogazioni o le recite scolastiche, per questo è fondamentale valutare la situazione psicologica del bambino e cercare di fornire rassicurazioni sulla propria capacità espressiva. Un bambino più grande deve essere aiutato a gestire il disturbo, senza evitare di esporsi al pubblico per paura di non riuscire a parlare, ma affrontando il problema con tutte le armi adatte a superarlo anche nei momenti in cui solitamente si accentua, quando cioè sono presenti altre persone o quando si è sotto stress (mentre può diminuire quando si canta, si parla in modo ritmato o si è soli).

Come viene diagnosticata la balbuzie?

Ai primi sintomi di difficoltà verbale i genitori si rivolgono spesso spaventati a un medico; costui mediante alcune osservazioni sulla fluenza delle parole, sulle reazioni alla balbuzie e sull’aspetto caratteriale e relazionale del bambino può diagnosticare una balbuzie primaria (entro i 5 anni di età) oppure secondaria (in età successive) e solitamente prescrive delle sedute da uno specialista logopedista e nei casi più difficili anche da uno psicologo. Nella maggiorparte dei casi il problema si risolve e chi soffre di balbuzie riesce a gestire perfettamente il proprio disturbo o a eliminarlo del tutto; solo in alcuni casi la balbuzie persiste fino all’età adulta e allora bisogna tentare, con l’aiuto di uno psicologo specialista, di imparare a convivere con qualche difficoltà senza comunque mai rinunciare a cercare un miglioramento, se non (perché no?) una tardiva risoluzione.


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