Angina pectoris: quando il sangue che arriva al cuore non è sufficiente

Il cuore è il muscolo propulsore del sangue in grado di spingere il liquido vitale nelle arterie e di attendere che gli venga riportato dalle vene che giungono dal resto del corpo. Nei momenti di stress, emotivi o fisici, il cuore ha necessità di pompare più sangue e comincia a “battere più forte”, e se la quantità di sangue che riesce a richiamare non è comunque sufficiente, si manifesta una serie di sintomi caratteristici che è necessario tenere ben in considerazione in quanto potrebbero essere indice della presenza di angina pectoris.

Quali sono i sintomi dell’angina pectoris?

Angere in latino significa stringere, strozzare e infatti l’angina pectoris, termine coniato da William Heberden nel 1768, si manifesta principalmente con il senso di pesantezza e rigidità al petto.

I sintomi possono anche variare molto tra vari soggetti, ma sicuramente la costrizione a livello pettorale e il dolore retrosternale sono praticamente sempre presenti. Nei casi più gravi il dolore può espandersi anche verso la spalla e il braccio sinistro, verso la gola, la mandibola e, più raramente, il braccio destro.

Solitamente il fenomeno insorge nei momenti di maggior bisogno di afflusso sanguigno: stress, paura, emozioni forti o affaticamento fisico come fare le scale, una salita, uno sforzo e quasi sempre il dolore svanisce in pochi minuti se si cerca di calmarsi o di interrompere l’attività.

Vi sono dei casi, specialmente nei giovani, quando la malattia è al primo esordio, in cui la sintomatologia prevede esclusivamente un senso di palpitazione e di leggera ansia. In ogni caso è sempre opportuno rivolgersi a un cardiologo per essere sicuri di non trascurare i segnali di qualcosa che potrebbe aggravarsi.

Il mancato afflusso di sangue al cuore infatti è dovuto a delle stenosi, cioè all’indurimento della parete dei vasi (in particolare delle coronarie) e all’accumulo di sostanze ostruttive (come il colesterolo) all’interno dei vasi stessi. Se l’ostruzione si aggrava il cuore può subire le conseguenze di una totale mancanza di ossigeno (ischemia) che può sfociare in un vero e proprio infarto al miocardio.

Quanti tipi di angina pectoris esistono?

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In base alla gravità dei sintomi riscontrati, i casi di angina pectoris vengono inseriti in una delle 4 classi elaborate dagli esperti. La prima classe prevede una sintomatologia lieve che non interferisce con le normali attività quotidiane e insorge soltanto nei casi di sforzi eccessivi; la seconda classe è leggermente più fastidiosa e i disturbi possono presentarsi anche in seguito ad attività non eccessivamente pesanti; il terzo stadio prevede l’insorgenza del dolore anche dopo lievi sforzi fisici, come una camminata in pianura e l’ultimo stadio impedisce invece lo svolgimento di qualsiasi attività.

L’angina pectoris può poi essere primaria o secondaria; nel primo caso il disturbo può presentarsi anche a riposo, è provocato da un perpetuo ridotto apporto di sangue al cuore ed è causato ad esempio da delle stenosi dovute all’aterosclerosi conseguente a tachicardia, patologie del cuore o delle valvole cardiache o da grave anemia. Nel secondo caso invece i sintomi non si presentano mai in situazioni di riposo e sono invece scaturiti dalla maggior richiesta di ossigeno da parte del cuore (freddo, rabbia, paura, emozione eccessiva, orgasmi, pasti troppo pesanti).

Come gestire l’angina pectoris?

Al medico servono una visita anamnestica e degli esami strumentali per poter effettuare una corretta diagnosi di angina pectoris. Perciò, dopo aver valutato i sintomi esposti dal paziente, il cardiologo prescrive solitamente un elettrocardiogramma e un test da sforzo. Inoltre è importante che vengano presi in considerazione gli eventuali fattori di rischio come tabagismo, familiarità, età (dopo i 50 anni è più frequente), diabete, obesità, ipertensione o ipercolesterolemia.

Appurata la presenza di angina pectoris, il paziente deve seguire la cura farmacologica prescritta dal medico curante e che è solitamente composta da più farmaci da prendere in associazione, ma è anche importante che, quando possibile, i fattori di rischio vengano eliminati cambiando la propria dieta alimentare, che dovrebbe sempre essere povera di grassi e di calorie, eliminando il fumo e gestendo in modo molto attento la propria attività fisica.


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