Anastomosi cefalo somatica: ovvero trapianto di testa

Non sarà proprio come nelle ormai conosciute puntate di Futurama, con magazzini pieni di teste conservate in barattoloni di vetro e probabilmente neppure come nella fantasia dello sceneggiatore di una delle puntate di Bones, con agenzie specializzate nella crioterapia dei corpi umani, ma secondo un piccolo team di medici e scienziati potrebbe comunque esistere, nel prossimo futuro, la possibilità di impiantare una testa “nuova” in un corpo ahimé inservibile.

Un progetto internazionale

Per il momento i Paesi che sono apertamente coinvolti nel progetto sono l’Italia, la Russia e la Cina.

La stravagante idea è di un medico italiano, Sergio Canavero, neurochirurgo alle Molinette di Torino da sempre appassionato all’idea di poter “guarire” la tetraplegia con un cosiddetto trapianto di testa. I suoi studi giovanili sono infatti caratterizzati dalle letture delle imprese del dottor White, neurochirurgo americano che negli anni ’70 effettuò il trapianto di testa su delle scimmie.

La lunga operazione che Canavero pensa di effettuare per la prima volta su un essere umano dovrebbe avvenire in Cina, grazie a una squadra di medici diretti dal medico Xiaoping Ren, professore dell’Università Harbin.

Il team accetta però di tentare l’intervento solo su volontari cinesi, eppure una persona disposta a offrirsi per il tentativo della prima operazione c’è già ed è un ragazzo russo di 30 anni, Valery Spiridonov, sulla sedia a rotelle sin dall’età di un anno a causa di una malattia neurodegenerativa: l’atrofia muscolare spinale di tipo I.

Il giovane informatico russo è ben cosciente che le probabilità di successo dell’intervento non sono così ampie, ma sembra comunque felice di potersi offrire al servizio della scienza in cambio della speranza.

Purtroppo l’unico modo affinché Spiridonov possa partecipare al grande evento è che l’operazione sia praticata in Russia. D’altra parte sono molti gli scienziati russi che appoggiano il progetto, tra questi il professor Maevsky e la professoressa Orlova, dell’Itep (Institute of Theoretical and Experimental Physics) di Mosca.

L’intervento

Se è di indubbia difficoltà una “semplice” operazione di trapianto di cuore, è facile immaginare cosa possa significare per un’equipe medica impegnarsi in un trapianto di testa (o di corpo).

Canavero e gli altri medici interessati al progetto ritengono che l’operazione dovrebbe durare circa 36 ore, durante le quali chirurghi estremamente specializzati si alternerebbero per completare, uno dopo l’altro, le connessioni necessarie per mantenere le funzioni vitali dei due corpi.

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La testa e il corpo infatti verrebbero raffreddati molto per garantire un buon mantenimento dei tessuti, il taglio della testa dai rispettivi corpi sarebbe netto e dovrebbe essere molto rapida la connessione tra i vasi sanguigni più importanti.

Per quanto riguarda il midollo spinale, le perplessità sono piuttosto rilevanti: riuscire a “riunire” due tronconi di midollo mantenendone la funzionalità ad oggi sembra pressoché impossibile. Per riuscire nell’intento gli specialisti affermano di voler utilizzare un prodotto chiamato glicole polietilenico che dovrebbe funzionare da collante.

Una serie di scosse elettriche successive al congiungimento di testa e corpo stimolerebbero le funzionalità nervose e un coma indotto per circa un mese dovrebbe impedire il benché minimo movimento, così da permettere una cicatrizzazione più efficace.

Scienza o fantascienza?

Inutile dire che la comunità scientifica è assolutamente scettica per quanto riguarda non solo la riuscita, ma anche la stessa fattibilità dell’intervento, nei limiti proposti dal team (entro il Natale 2017), ma anche oltre.

Rinominato il “dottor Frankenstein” dagli oppositori più accaniti, il dottor Canavero porta con orgoglio il suo nuovo soprannome: trapiantare la testa è sempre stato il suo sogno.

Nonostante le interviste e gli articoli scritti in questi anni, Canavero non ha mai dettagliatamente descritto le modalità dell’intervento ed è per questo che il Presidente della Società Italiana di Neurochirurgia, Alberto Delitala, si è pronunciato contro la possibilità di portare a termine l’operazione.

Certamente la possibilità di aiutare un tetraplegico a ritrovare una nuova armonia con braccia e gambe funzionanti può indurre scienziati e medici a tentare nuove vie ancora inesplorate. Tuttavia sembra che il traguardo sia ancora lontano. Se anche gli esperimenti portati a termine con topi e scimmie hanno permesso alle cavie di vivere pochi giorni (nei migliori dei casi) o pochi minuti dopo l’intervento, raggiungere questo risultato su un essere umano è ancora più difficile.

Il risultato sembra essere perciò (purtroppo?) ancora davvero molto lontano.


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