Terrorismo e veleno: come affrontare un attacco biochimico

Ogni volta che le notizie del telegiornale inviano nelle case di tutti le immagini di attacchi terroristici gravi e dolorosi, come quello dell’11 settembre 2001 a New York o del 13 novembre 2015 a Parigi, fa capolino nell’anima di ognuno la paura di un attentato diverso, ancora più pauroso, perché subdolo ed invisibile: l’attentato biochimico.

Ma cosa si intende per attacco biochimico? Qual è la differenza tra attentato chimico e attentato biologico? Quali sono le sostanze utilizzate e quali i loro effetti? E soprattutto: come potersi difendere?

Cosa sono le armi biochimiche?

In seguito agli eventi di Hiroshima e Nagasaki, l’ONU ha definito più accuratamente la locuzione “armi di distruzione di massa”. Dal 1947 si intendono con questi termini tutte quelle armi in grado di provocare una vasta inoffensività (fino anche alla morte) con sostanze più o meno persistenti nel tempo.

In particolare, tra le armi di distruzione di massa rientrano le armi nucleari esplosive, le armi radiologiche, le armi chimiche letali e le armi biologiche letali.

Più o meno tutti sono a conoscenza di cosa siano le armi atomiche (basti pensare alle tragedie della Seconda Guerra Mondiale in Giappone) e le armi radiologiche, che emettono radiazioni pericolose; invece si può fare confusione con le armi chimiche e biologiche. Le prime utilizzano sostanze chimiche tossiche, le seconde invece sono costituite da virus o batteri che possono indurre il contagio di una qualche patologia grave (ad esempio l’antrace).

In ogni caso il bioterrorismo, come viene chiamato quello che utilizza armi biologiche o chimiche, è particolarmente temuto dalle istituzioni e dai cittadini.

È infatti una metodologia di attacco particolarmente subdola che colpisce i cittadini a volte prima che se ne possano accorgere (ci sono sostanze che provocano il loro effetto dopo qualche ora dal contatto), inoltre le manifestazioni sul proprio corpo non sono sempre ben interpretabili e infine nessuno sa se eventuali ricerche effettuate dai vari Stati hanno condotto a “invenzioni” biochimiche ancor più pericolose delle armi già note.

Nonostante infatti sia dal 1993 (per le armi chimiche) e dal 1997 (per le biologiche) 150 Paesi abbiano ratificato una Convenzione per cui è vietata la produzione, l’uso e lo stoccaggio di armi di questo tipo, i governi non sono in realtà veramente certi che non vi sia la possibilità che studi e ricerche “nascoste” siano portate avanti in aree geografiche considerate particolarmente predisposte, ossia nei cosiddetti “Stati canaglia”.

Quali sono le armi chimiche conosciute?

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Le armi chimiche ormai note per il loro utilizzo nella storia, si basano su agenti che possono essere lesivi (in particolare vescicanti o urticanti) o letali (come gli asfissianti o i gas nervini).

Per quanto riguarda i vescicanti, i gas mostarda (“mustard gas”) sono stati usaie già nel 1917 dai tedeschi. Attraversano vestiti e guanti di gomma, sia sotto forma di vapore che di liquido e in breve tempo distruggono i tessuti cellulari a livello degli occhi, della cute, dell’apparato respiratorio e gastrointestinale.

Il Fosgene e il Difosgene sono invece agenti pneumotossici a letalità piuttosto elevata. Creano infatti gravissimi problemi respiratori che possono sfociare anche nell’edema polmonare.

I gas nervini sono forse gli agenti bio-terroristici più conosciuti. Gli effetti più gravi sono a carico degli apparati respiratorio, gastroenterico, delle ghiandole salivari, dell’occhio, del cuore e dell’apparato urinario; seguono gli effetti sull’apparato muscolo scheletrico e sulla cute e infine ne risente il sistema nervoso centrale, fino all’arresto respiratorio.

Gli esperti conoscono molti altri agenti pericolosi che possono essere usati nelle armi chimiche e ogni struttura ospedaliera dovrebbe essere in grado di riconoscere e gestire un attacco di questo genere, nonostante (fortunatamente) la rarità dei casi.

Affrontare gli attacchi chimici

Ovviamente un cittadino qualunque, che non abbia particolari competenze, avrebbe delle inevitabili difficoltà a gestire e riconoscere un attacco terroristico di questo genere. L’unica cosa da fare, nel caso di rischi reali, è evitare tutti i luoghi particolarmente affollati: metropolitane, eventi particolari, manifestazioni e se il rischio maggiore è quello che vengano infettate le acque degli acquedotti allora è opportuno evitare il consumo, anche esterno, di acqua del rubinetto. Meglio tenere in casa un paio di casse di acqua in bottiglia, in modo da poter resistere per alcuni giorni senza dover usare l’acqua di rubinetto e, se necessario, senza dover lasciare la propria casa.

In ogni caso quando il rischio di attentato diventa preoccupante, sono solitamente le stesse istituzioni a fornire nei modi usuali le indicazioni per evitare di restarne vittime; è perciò importante affidarsi agli esperti e seguire le loro disposizioni, per il bene proprio e di chi ci è vicino.


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