Sale iodato: perché è diventato legge?

Solitamente un’alimentazione varia ed equilibrata riesce a fornire tutti gli elementi nutritivi necessari alla crescita e allo sviluppo individuali e al benessere quotidiano a breve, medio e lungo termine. In alcuni casi però, alcuni componenti sono particolarmente difficili da reperire in natura e in questo caso è opportuno sopperire alla mancanza con degli integratori. Non si parla soltanto di integratori alimentari in pasticche (che non sono poi sempre così sani), ma di arricchimenti nutrizionali gestiti istituzionalmente in alcuni componenti alimentari abituali, come nel caso dello iodio nel sale.

Cos’è lo iodio e a che cosa serve?

Lo iodio è un elemento chimico che è presente in natura in modo piuttosto disomogeneo. A grandi linee (e non sempre in modo accurato) si può dire che più si è vicino al mare più è possibile reperire lo iodio in quanto, naturalmente presente nell’acqua marina può evaporare e ricadere sul suolo per poi essere assorbito dalle piante.

La quantità di iodio presente nel corpo umano si aggira attorno ai 15-20 mg quasi tutti concentrati nella tiroide. Questa è una importantissima ghiandola situata alla base del collo che produce 2 ormoni: la tiroxina e la triiodotironina (dette rispettivamente T4 e T3) entrambi contenenti iodio nella propria molecola chimica. T3 e T4 sono fondamentali per il metabolismo cellulare e per lo sviluppo degli organi, tra cui il cervello. Una carenza grave di iodio, specialmente nell’età dello sviluppo, può causare cretinismo e ritardi mentali, ma anche mutismo e sordità; fortunatamente oggigiorno raramente si arriva a un tale livello di carenza (anche se in alcune aree dell’India e dell’Africa, la situazione è ancora abbastanza grave), nella maggiorparte dei casi, in Europa e in Italia, la limitata assunzione di iodio provoca quello che viene chiamato gozzo, cioè un ingrossamento della tiroide che causa un caratteristico rigonfiamento alla base del collo. Il gozzo è causato da un ormone secreto dall’ipofisi, detto TSH, il quale stimola la tiroide alla captazione dello iodio quand’esso è carente; se questo processo non è comunque sufficiente a riequilibrare la situazione corporea si entra in uno stato di ipotiroidismo.

Come acquisire lo iodio con la dieta?

Alcuni alimenti contengono naturalmente delle quantità di iodio: pesce, crostacei ed alghe marine lo assimilano dalla stessa acqua marina, mentre alcune verdure possono assimilarne una certa quantità dal suolo. Carne, uova e latticini ne possono contenere alcune tracce dipendentemente dal tipo di alimentazione che hanno avuto.

Per ovviare ai gravi problemi che nel passato erano dovuti alla carenza di iodio, le istituzioni hanno deciso, comunque, di aggiungerne 30 microgrammi in ogni grammo di sale, così che un prodotto di larghissimo utilizzo come il sale da cucina potesse contribuire alla salute pubblica senza costi aggiuntivi per le persone.

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La legge si è evoluta molto dagli inizi del ‘900, quando sono nati i primi nuclei di interessamento all’argomento in Piemonte e Val d’Aosta dove il problema era particolarmente serio; nel 1972 fu prodotto un sale con l’aggiunta di 15 mg di iodio per Kg di sale, quantità aumentata a 30 mg nel 1990. Dal 2005 la legge impone a supermercati e tabaccherie di vendere esclusivamente sale iodato, a meno di richiesta esplicita del cliente.

In ogni caso: attenzione agli eccessi!

Per quanto lo iodio sia indispensabile e sia necessario introdurne una certa quantità, il sale è comunque un alimento da assumere con moderazione in quanto può provocare, a lungo andare, problemi a livello cardiocircolatorio. Il sale si trova infatti anche dentro gli alimenti che ingeriamo e non solo nel condimento che aggiungiamo quindi se si eccede con i pizzichi si rischia di esagerare e di stimolare l’insorgenza di problematiche serie.

La quantità di iodio ottimale da assumere ogni giorno dovrebbe essere di circa 150-200 microgrammi e per quanto possa essere difficile rendersi conto di cosa significhi a livello pratico, con una dieta sana e l’utilizzo del sale iodato introdotto dalle istituzioni per la iodoprofilassi, i rischi di carenza sono esigui e lo stato di salute della tiroide della popolazione in Italia e nei Paesi europei è mediamente migliorata moltissimo col passare degli anni.

 


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