L’alloro: dal mito di Apollo ai nostri piatti

Il Laurus Nobilis L., o più comunemente l’alloro, è una pianta da sempre usata per insaporire i secondi piatti o per farne tisane dalle proprietà terapeutiche. Solitamente si usano le foglie, l’erboristeria consiglia invece di utilizzare anche i frutti, ma solo per uso esterno.

Il mito di Apollo e la comparsa dell’alloro sulla Terra

Dell’alloro si sente parlare da secoli, se non millenni, e sembra sia una pianta originaria dell’Asia Minore e oggi comune in tutto il bacino del Mediterraneo. Si narra però che fu grazie al dio Apollo che oggi possiamo usufruire di tanta bontà sulle nostre tavole; il dio infatti, innamorato di Dafne, la segue e tenta di attirarla a sé, ma Dafne, impaurita, invoca l’aiuto della dea protettrice della Terra, Gea, la quale per impedire ad Apollo di raggiungerla, trasforma la fanciulla in un albero d’alloro e da quel giorno la pianta fu protetta dal dio del Sole fino ai giorni nostri.

È un albero alto dai 2 agli 8 metri circa con grandi foglie glabre e coriacee, piuttosto dure e fortemente aromatiche nel momento in cui vengono spezzate. Le foglie possono essere raccolte durante tutto l’anno, anche se il suo tempo balsamico, cioè il periodo dell’anno in cui la concentrazione dei principi attivi è maggiore, è nei mesi di luglio e agosto;i frutti maturano invece a settembre o ottobre.

I principi attivi e l’utilizzo della droga

L’alloro è ricco di oli essenziali e resine e questo lo rende una pianta estremamente aromatica, ma non è soltanto il sapore il motivo per cui da sempre le nostre nonne lo usano in cucina: l’alloro ha anche funzione digestiva, espettorante ed antireumatica.

Da un punto di vista erboristico la pianta viene utilizzata per mezzo di tisane per purificare l’apparato digerente e facilitare l’espulsione dei gas intestinali; è ad esempio frequente aggiungere un paio di foglie di alloro a quello che viene chiamato volgarmente il “canarino”, cioè una tisana utile per facilitare la digestione e preparata facendo bollire 3-4 spicchi di limone biologico con tutta la buccia in una tazza d’acqua, da bere calda con un cucchiaino di zucchero. Un bel pediluvio fatto con una manciata di foglie in acqua molto calda è invece rilassante e regolatore della sudorazione.

È possibile poi utilizzare una tintura oleosa ottenuta con la macerazione di 20 grammi di frutti in 100 ml di olio di oliva per ottenere un prodotto da frizionare sulle articolazioni doloranti.

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Per gli utilizzi erboristici e per la cucina vengono solitamente utilizzate le foglie fresche, visto che sono reperibili tutto l’anno, ma se non si ha un albero vicino è possibile anche coglierne una buona quantità e seccarle all’ombra per poterle utilizzare in seguito.

Sembra inoltre che le foglie fresche siano ricche di vitamina C, utile per contrastare l’influenza e rinforzare il sistema immunitario, di acido folico, indispensabile per le donne in gravidanza e delle vitamina A importante per la vista, la pelle e le mucose.

L’alloro in cucina

Il sapore incisivo della pianta si abbina molto bene con i legumi, la selvaggina i risotti e le patate ed è possibile aggiungerne qualche foglia anche ai minestroni o alle minestre.

Ma esiste anche un dolce che si cucina con le foglie d’alloro; caratteristico della bassa Toscana, la cicerchiata viene preparata friggendo delle piccole palline di pasta frolla dolce da unire successivamente a noci tritate, nocciole e scorza di arancia e limone fatte a dadini piccolissimi. Mettendo tutto in una pentola con del miele caldo si forma un composto da poggiare con un cucchiaio sulle foglie di alloro più grandi: basta aspettare che si freddi e in questo modo si ottiene un dolce non solo ottimo, ma anche estremamente caratteristico e originale.


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