La dieta chetogenica (prima parte)

Continua la nostra panoramica sulle migliori diete per affrontare con serenità la prova costume questa estate. La dieta che analizziamo oggi è una delle più in voga al momento e probabilmente realizza i sogni di molte persone: una dieta che costringe il corpo a bruciare grassi!

I principi della dieta chetogenica

Iniziamo con lo spiegare il significato di questo termine: “chetogenicosignifica letteralmente “che produce chetonici”. I chetonici non sono altro che un residuo della produzione energetica e possono essere utilizzati, paradossalmente, proprio per dimagrire.
In tutto i corpi chetonici sono tre:

  • acetone
  • acido acetoacetico
  • acido beta-idrossibutirrico

Sono presenti nel sangue in quantità minime, che però possono essere aumentati proprio con questa dieta. Normalmente i corpi chetonici vengono smaltiti tramite la minzione (cioè con le urine) o tramite il respiro. Aumentando il loro numero tramite la dieta “costringeremo” però il corpo a trattenerne alcuni ed otterremo degli effetti positivi.

Storia della dieta chetogenica

La dieta chetogenica ha una storia abbastanza antica, perlomeno secondo lo standard delle diete, che di solito hanno una “età media” di 30 o 40 anni. Tale dieta risale invece ai lontani anni ‘20 del Novecento ed il suo uso iniziale non riguardava il dimagrimento bensì un problema decisamente più grave: il trattamento dei giovani malati di epilessia, bambini che non potevano essere curati con i pochi farmaci esistenti in quell’epoca. Si riscontrò che tale dieta riusciva a controbattere gli attacchi epilettici, limitandoli per numero ed intensità. La dieta continuò ad essere utilizzata per alcuni decenni ma fu solo intorno agli anni ‘90 che essa divenne famosa per il suo uso dimagrante. Gli studi sugli effetti dimagranti della dieta chetogenica erano comunque già iniziati negli anni ‘60 e ‘70 perciò quando essa si affermò circa 30 anni fa esisteva già una corposa statistica medica che ne avrebbe dimostrato (secondo i suoi sostenitori) l’effettiva validità. Parallelamente alla dieta chetogenica comparvero altre diete non ben considerate dai dietisti, quali ad esempio la dieta Atkins (che riduce in modo davvero drastico il consumo di carboidrati a tutto vantaggio, pensate, dei grassi) oppure la paleodieta (che ritiene plausibile il ritorno alla presunta alimentazione dei nostri antenati: gli uomini primitivi).

Come funziona la dieta chetogenica

Il nostro organismo possiede in se stesso una notevole fonte di riserve energetiche, la maggior parte di esse è formata dal tessuto adiposo. Pensate che in un uomo di 80 kg di peso (all’incirca il peso medio di un maschio adulto in buona forma fisica) i grassi ammontano addirittura a 18 kg. Parte di essi possono quindi essere usati come riserva di energia nel momento in cui l’apporto esterno di calorie sia limitato per varie ragioni (fra cui ovviamente una dieta stretta). Chiaramente, prima di bruciare i grassi, il nostro corpo cercherà energia dagli zuccheri, ma quando questi finiranno sarà il tessuto adiposo ad essere utilizzato per ottenere la tanto agognata energia. Certo, alcuni tessuti e organi del nostro corpo non possono utilizzare i grassi (pensiamo al sistema nervoso centrale o al cervello) ma possono però trarre guadagno dai corpi chetonici, che derivano proprio dalle nostre scorte di grassi.
Prima di presentare le modalità della dieta chetogenica è doverosa un’annotazione: molti dietologi ritengono che tale dieta possa essere inutile o addirittura controproducente per il corpo. Prima di iniziarla quindi sarebbe doveroso parlarne con il vostro medico di famiglia che eventualmente potrà indirizzarvi ad un dietologo o una dietologa di sua fiducia. La loro opinione sarà fondamentale per affrontare in tutta serenità questa dieta.
Detto ciò, possiamo dedicarci a descrivere la dieta chetogenica, che si basa su due elementi fondamentali:

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la riduzione nella dieta dei carboidrati, che non devono superare i 40 grammi circa al giorno. Ciò è indispensabile per indurre il corpo nello stato di chetosi.

la riduzione dell’apporto calorico giornaliero sotto le 1.200 calorie o addirittura sotto le 900 calorie. Va sottolineato come questa drastica diminuzione sia ciò che impensierisce molto i dietologi, in quanto la quantità di calorie medie giornaliere da assumere per un adulto (ipotizziamo come “paziente tipo” un uomo di 45 anni, di 175 cm di altezza e 70 kg di peso) è di oltre 1.800 calorie. Assumendo meno di 900 calorie si arriverebbe a perdere 1 kg di peso a settimana, una cifra decisamente esagerata in una dieta equilibrata.


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