Intolleranza al lattosio

Abituati come siamo a considerarlo parte integrante della nostra vita, non ci stupiamo come dovremmo della presenza del latte nella nostra dieta. Noi esseri umani siamo infatti gli unici mammiferi che si nutrono di latte anche dopo l’età dello svezzamento, abitudine che tra l’altro abbiamo preso da ben poco: sono solo circa 6000 anni (molto pochi dal punto di vista dell’evoluzione biologica) che, grazie ad una mutazione genetica, ne facciamo uso anche in non più tenera età. A favorire la mutazione fu il fatto che il latte è un alimento estremamente nutriente oltre che – diciamocelo francamente – davvero buono: a posteriori ci piace pensare che la selezione naturale ci abbia voluto far dono della possibilità di iniziare la giornata con un ottimo cappuccino!

La possibilità di digerire il latte anche in età adulta è dovuta al persistere della produzione di un enzima chiamato lattasi, in grado di scindere il lattosio, lo zucchero del latte, in glucosio e galattosio. Chi non produce questo enzima presenta un’intolleranza al lattosio, che non si può certo classificare come malattia: se così fosse, il 95% dei cinesi sarebbe malato!

L’intolleranza al lattosio può a volte anche essere genetica, e in tal caso i sintomi si manifestano subito, ma più comunemente è di natura secondaria, iniziando solitamente a manifestarsi tra i 2 e i 12 anni, quando l’attività dell’enzima lattasi, massima nel poppante, si riduce fino al 75%.

Qualora il lattosio non venga digerito, rimane a fermentare nella flora batterica intestinale, provocando spiacevoli inconvenienti come gonfiore e crampi addominali, nausea, diarrea, meteorismo e borborigmo, che si presentano dopo aver ingerito una consistente quantità di lattosio.

Chi presenta questi sintomi può scoprire se essi siano dovuti a intolleranza al lattosio ricorrendo al breath test (test del respiro), alla biopsia duodenale o ad uno specifico esame del sangue.

Nel caso in cui si soffra di questa intolleranza ovviamente si può condurre una vita del tutto normale, facendo solo un po’ di attenzione in ambito alimentare. È necessario, attraverso un processo trial and error (tentativi ed errori), rendersi conto di quanto lattosio sia in grado di digerire il proprio organismo e sulla base di ciò modellare la dieta. È importante considerare il fatto che il esso non è presente solo nei prodotti caseari ma anche in altri alimenti naturali, venendo inoltre usato per il confezionamento di industriali come cereali, dolci, insaccati, pane ed altri ancora. È inoltre presente anche in alcuni farmaci.

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La riduzione di lattosio comporta una ridotta assunzione di calcio e quindi è importante un’integrazione in tal senso.

Comunque chi proprio non può fare a meno di bere del buon latte può ricorrere a quello di soia, di riso o ad alta digeribilità.


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