Cibi che influiscono sulla coagulazione del sangue: non eccedere con la vitamina K

Perché il sangue sia della giusta fluidità, il corpo ha bisogno di tutti i nutrienti che può assumere attraverso l’alimentazione; se però sussistono delle condizioni cliniche particolari (come un eccesso di colesterolo o un’eccessiva densità del sangue che può essere potenziale causa di coaguli e trombi) il medico curante prescrive solitamente dei farmaci detti, appunto, anticoagulanti tesi a rendere il sangue più fluido.

Quando si usano i farmaci anticoagulanti?

Gli anticoagulanti si usano in tutti i casi in cui è possibile che si verifichi un ristagno sanguigno o si sia in presenza di patologie che rendono un soggetto trombofiliaco: ne fanno perciò uso coloro che hanno malattie venose, fibrillazione atriale o hanno impiantate delle valvole cardiache artificiali o che sono stati sottoposti a interventi chirurgici particolari o sono costretti all’immobilizzazione prolungata in seguito a un’operazione o a una malattia.

Gli anticoagulanti possono essere di 2 tipi: diretti o indiretti; i primi inibiscono alcuni fattori che, presenti nel circolo, determinano la coagulazione sanguigna, mentre i secondi inibiscono la funzionalità della vitamina K, coinvolta nella sintesi di altri fattori di coagulazione.

Il medico sa sempre quale sia il farmaco adeguato alla patologia dell’individuo e prescrive sempre quello più adatto, in ogni caso entrambi i tipi di farmaci tendono a rendere il sangue più fluido e a limitare il rischio di trombosi.

Come gestire la propria alimentazione?

A parte alcuni alimenti che possono interferire con il farmaco specifico e di cui il paziente deve essere informato al momento della prescrizione, è ormai noto che alcuni cibi, per diminuire i rischi di coagulazione, dovrebbero essere ridotti nell’ambito della propria dieta quotidiana.

In particolare si tratta di tutti i cibi ricchi di vitamina K, che se assunti in quantità, possono contrastare l’effetto dei farmaci diretti e indiretti inficiando la buona riuscita della terapia.

La guida pratica redatta dalla Provincia Autonoma di Trento con la collaborazione dell’Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati riporta una tabella dei cibi più ricchi di vitamina K e tra questi compaiono tutti i vegetali a foglia verde come i broccoli (175 μg/100 g), il crescione (80 μg/100 g), la lattuga (129 μg/100 g) e soprattutto gli spinaci (415 μg/100 g), ma anche l’olio di soia ne contiene una buona quantità, il tabacco presente nelle sigarette ne è particolarmente ricco e il thé verde ne contiene una certa dose, ma bisogna tener presente che di questi ultimi se ne assume sempre una quantità minima per condire o per bere una tazza di infuso caldo (ovviamente per quanto riguarda le sigarette, sarebbe meglio evitarle anche per tanti altri motivi).

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In generale non è comunque necessario eliminare del tutto questi alimenti, l’importante è cercare di ridurne l’assunzione nell’arco della settimana; è poi possibile seguire dei piccoli accorgimenti che possono rendere più accessibili cibi altrimenti potenzialmente dannosi: ad esempio è sempre meglio sbucciare la frutta poiché è proprio nella buccia che si accumula la vitamina K, eliminare le foglie esterne dei cespi di insalata o verdure verdi, limitare l’uso di erbe aromatiche fresche e preferire infusi diversi dal thé verde per scaldarsi nei pomeriggi invernali.

Ma esistono alimenti che, al contrario, favoriscono la fluidificazione del sangue?

Se esistono alimenti che è sempre bene evitare o limitare nel caso di disfunzioni al circolo sanguigno, ve ne sono altri che invece possono contribuire alla fluidificazione del sangue e che è quindi consigliabile assumere anche nel caso di trombofilia.

Il National Institute of Health attribuisce ai salicilati (presenti anche nell’aspirina) la caratteristica di riuscire a contrastare il coagulo sanguigno. I salicilati sono presenti ad esempio nelle arance, nell’ananas, nei mirtilli, nel ribes nero, nei lamponi, nelle fragole e nelle spezie come peperoncino e curry.

Ovviamente nel caso di patologie che richiedono particolare attenzione per il rischio di coagulo sanguigno, è opportuno che il paziente si rivolga a un nutrizionista che con competenza elabori una dieta in grado di non interferire con i farmaci che devono essere assunti e possa magari apportare qualche giovamento al proprio stato di salute generale.

 


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