I melariani: scelta possibile o sogno mitico?

Se il termine “vegetariano” è un aggettivo noto al grande pubblico da molti decenni, negli ultimi anni è comparso un nuovo termine legato ad una dieta ancora più severa: il veganesimo.
Il “vegano” è una persona che decide di escludere dalla propria dieta non solo carne e pesce ma anche qualsiasi sostanza di origine animale, come formaggi, latte, uova. Il veganesimo risale in realtà a metà degli anni ’40 (il movimento fu fondato dal vegetariano inglese Donald Watson) ma in Italia ha preso piede relativamente da poco tempo, quasi affiancato ad una dieta alimentare ancora più stretta e probabilmente poco adatta all’uomo: il fruttarianesimo, di cui avevamo già parlato in questo articolo.

Ma esiste una dieta ancora più estrema: il melarianesimo, in cui l’unico alimento che viene assunto è la mela, null’altro.
Il passo da fruttariani a melariani non è però diretto, nel mezzo si pongono i fruttaliani: persone che ritengono non si debba mangiare più di due o tre tipi di frutti.
La corrente dei melariani invece rifiuta qualsiasi frutto che non sia la mela, ritenendo che essi siano troppo acidi e possano alterare il Ph del sangue con conseguenze negative per il corpo umano.
La mela invece avrebbe una gran quantità di fruttosio e di proteine e potrebbe a loro parere non solo sostituire qualsiasi altro alimento ma anche curare malattie preesistenti, probabilmente comparse proprio a causa di una dieta errata (ossia una dieta onnivora o anche solo vegetariana o vegana). Non esistendo al momento alcuna prova scientifica della validità di questa dieta una parte dei melariani si rifà a fonti bibliche, asserendo che nel giardino dell’Eden il frutto più importante (il frutto proibito) fosse proprio una mela.
In realtà, se andiamo a controllare nel libro della Genesi, l’albero da cui Adamo coglierà questo frutto è definito come “Albero della conoscenza del bene e del male” ed in nessun passo biblico tale frutto è chiamato col nome di “mela”. La rappresentazione del frutto proibito come una mela risale al Medioevo, ed è possibile che l’equivoco nasca dal doppio significato del termine latino “malum”, che significa sia “male” che “mela”. L’atto sbagliato e quindi “malvagio” di Adamo nel cogliere il frutto proibito venne probabilmente indicato istintivamente col frutto che aveva lo stesso nome. Ciò verrebbe avvalorato dal fatto che nella religione ebraica non esiste alcuna rappresentazione dell’albero del bene e del male come un melo, proprio perché tale equivoco linguistico non compare nella lingua ebraica.

Un’altra affermazione dei melariani è che l’uomo primitivo non sarebbe stato onnivoro, in quanto quando viveva ancora sugli alberi (si parla quindi di un periodo anteriore a 4 milioni di anni fa, quando comparve l’Australopitecus, probabilmente il primo ominide, che invece iniziò a vivere sulla terra anziché fra i rami degli alberi) e perciò poteva nutrirsi solo di frutta e al massimo di radici. Se anche ciò fosse vero, ed escludendo ogni ragionamento evolutivo (la dieta probabilmente cambiò insieme all’evoluzione fisica dell’uomo primitivo), verrebbe da chiedersi per quale motivo ci si dovrebbe nutrire solo di un frutto anziché di tutti. Nel mondo esistono infatti centinaia e centinaia di frutti differenti, ognuno dei quali è a sua volta suddiviso in centinaia, se non migliaia, di varietà, perché limitarsi alle mele?
Alcuni melariani inoltre sostengono che questa dieta permetterebbe a uomini e donne di vivere oltre 100 anni in perfetta salute, dimostrando fisicamente almeno 20 anni in meno rispetto alla propria età reale. Affermazioni come queste si legano direttamente al mito del frutto proibito, facendo della mela più un simbolo metafisico che un oggetto reale. La paura della morte e della malattia verrebbe vinta da un oggetto, la mela, a cui vengono attribuiti poteri straordinari proprio in virtù della sua (presunta) presenza nel testo sacro della Bibbia.
Il melarianesimo è quindi un fenomeno che andrebbe probabilmente analizzato più da un punto di vista sociologico e psicologico che medico;  potrebbe forse essere introdotto in una dieta normale ma solo se limitato ad una settimana, non certo ad una vita intera (lunga o breve che sia).

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